Battaglia di Adrianopoli (378 d.C.)

La battaglia di Adrianopoli – Restorica

Antefatti

I Goti, divisi in Tervingi (Visigoti) e Greutungi (Ostrogoti), si erano insediati nelle regioni del Mar Nero e intrattenevano rapporti complessi con l'Impero Romano. Nel 376 d.C., spinti dall'avanzata degli Unni, i Tervingi guidati da Fritigerno e Alavivo chiesero asilo a Valente, imperatore d'Oriente, ottenendo il permesso di attraversare il Danubio. Tuttavia, la malagestione romana da parte di funzionari come Lupicino e Massimo portò a carestie e abusi, con prezzi esorbitanti per i rifornimenti che scatenarono ribellioni. Nel 377 d.C., i Goti sconfissero Lupicino presso Marcianopoli e iniziarono incursioni nei Balcani. La battaglia di Ad Salices dello stesso anno si concluse in uno stallo con pesanti perdite da entrambe le parti. Valente, tornato da Antiochia, affidò a Sebastiano una campagna di controguerriglia che indebolì i Goti, ma decise di attaccare personalmente, motivato dall'invidia per le vittorie del nipote Graziano e dal desiderio di gloria, ignorando i rinforzi occidentali. La crisi gotica del 376, con violazioni di patti e ruberie, aggravò le tensioni, portando Valente a marciare contro di loro sottovalutandone la forza.

Forze in campo

Romani: L'esercito d'Oriente sotto Valente contava circa 20.000-30.000 uomini, composto da truppe comitatensi (fanteria pesante con cotte di maglia, scudi tondi, lance lunghe e spatha), cavalleria leggera, arcieri e ausiliari. Le unità includevano legioni ridotte (2-3.000 uomini ciascuna), ma le truppe erano affaticate dalla marcia estiva e dal caldo, con scarsa coesione e morale basso. Altre stime variano tra 20.000-40.000, con fanteria pesante, limitanei (truppe di confine), comitatenses e foederati barbari, inclusa la Legio I Parthica, ma con cavalleria inefficace e diserzioni.

Goti: Circa 10.000-15.000 uomini, principalmente guerrieri barbari con spade lunghe, bastoni induriti, scudi ovali, arcieri e una forte cavalleria (guidata da Alateo e Safrace tra i Greutungi). Rinforzati da alleati come Alani e Taifali, si trinceravano dietro cerchi di carri, enfatizzando mobilità e tattiche di guerriglia, supportati da famiglie e bagagli. Stime alternative indicano 10.000-20.000, con fanteria leggera, arcieri e cavalieri, sfruttando superiorità numerica locale.

La battaglia

Il 9 agosto 378 d.C., nei pressi di Adrianopoli (odierna Edirne, Turchia), Valente respinse un'ambasceria gota per la pace e inviò Ricomere per uno scambio di ostaggi. Mentre Ricomere si avvicinava, reparti romani (arcieri e scutarii) si scontrarono con i Goti, interrompendo le trattative. I Goti, rinforzati dalla cavalleria di Alateo e Safrace di ritorno da razzie, attaccarono a sorpresa. L'esercito romano, schierato con cavalleria sulle ali e fanteria al centro, resistette inizialmente, ma l'ala sinistra fu accerchiata e massacrata da una carica gota dalle alture. La fanteria romana, priva di supporto, si sfaldò: l'ala sinistra raggiunse i carri goti ma fu sopraffatta, portando a una rotta generale. I Goti inseguirono i fuggiaschi, sfruttando il caos. Valente, ferito da una freccia, morì in battaglia, forse bruciato in una casa vicina. La battaglia iniziò con un attacco goto improvviso contro la cavalleria romana, che fuggì creando panico; i Goti sfondarono le linee con fanteria leggera e cariche, circondando i Romani in una valle e causando un collasso totale, paragonato da Ammiano Marcellino a Cannae.

Perdite

Romani: Circa due terzi dell'esercito, stimati in 20.000-30.000 morti, inclusi 35 tribuni, il magister equitum Traiano, il magister peditum Sebastiano e Valente stesso. Annientamento di unità veterane e comitatensi.

Goti: Perdite inferiori, non quantificate precisamente, ma minime grazie alla tattica difensiva e al rinforzo della cavalleria, stimabili in 1.000-4.000 caduti.

Conclusioni

I Goti fallirono nell'assediare Adrianopoli per mancanza di esperienza, limitandosi a saccheggi rurali. Graziano ritirò le truppe occidentali per difendere i Balcani occidentali, lasciando Tracia e Grecia indifese. La sconfitta segnò la fine della superiorità romana sui barbari, indebolendo l'esercito orientale e portando a concessioni future, come il foedus del 382 con Teodosio, che accordò ai Goti autonomia e tributi in cambio di difesa. Questo accelerò il declino romano, favorendo invasioni germaniche e la dipendenza da mercenari barbari, culminando in eventi come il sacco di Roma del 410.


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