Battaglia di Poitiers (o di Tours, 732): quando Carlo Martello fermò una razzia e si guadagnò un soprannome
Un duca aquitano sconfitto, un governatore omayyade in cerca di bottino e un franco che piantò i piedi su una collina. Nacque un mito… e una dinastia.

Nel 732 d.C. la Gallia non era esattamente un posto tranquillo. I musulmani di al-Andalus, dopo aver liquidato il regno visigoto in Spagna nel 711, avevanovano a fare gite oltre i Pirenei. Non erano sempre invasioni di conquista: spesso si trattava di ghazwa, belle e sane razzie organizzate per bottino, schiavi e prestigio. L’Aquitania, ricca e relativamente disorganizzata, era un obiettivo succulento. C’era Bordeaux, c’erano chiese piene di tesori, e c’era soprattutto il santuario di San Martino a Tours, meta di pellegrinaggi e quindi di offerte.
Il duca Eudes (o Oddone) d’Aquitania aveva già dato un bel calcio a un’incursione precedente a Tolosa nel 721. Ma nel 732 arrivò ʿAbd al-Raḥmān al-Ghāfiqī, governatore di al-Andalus, con intenzioni più serie. Sconfisse Eudes sul fiume Garonna, saccheggiò Bordeaux e si diresse verso nord. Eudes, messa da parte l’orgoglio, corse a chiedere aiuto al suo vecchio rivale: Carlo, maestro di palazzo dei Franchi, figlio illegittimo di Pipino di Herstal e già abbastanza potente da comandare di fatto il regno merovingio. Carlo accettò. Non per amore dell’Aquitania, ma perché un esercito musulmano che si aggirava troppo a nord poteva diventare un problema anche per lui.
Forze in campo: numeri ragionevoli e un muro di scudi
Le cronache dell’epoca parlano di centinaia di migliaia di uomini. Gli storici moderni, più sobri, stimano 15.000-30.000 franchi e aquitani da una parte, e forse 20.000-30.000 (con stime più alte ma discutibili) dall’altra. I franchi di Carlo erano soprattutto fanteria pesante austrasiana: disciplinati, armati di asce francisca, lance e scudi, abituati a combattere in formazione compatta. Poca cavalleria pesante, ma tanta coesione. I musulmani contavano su cavalleria leggera berbera e araba, arcieri a cavallo e una buona abitudine alle razzie veloci. Avevano però un problema: un lungo convoglio di bottino e, a quanto pare, anche famiglie al seguito. Non esattamente l’ideale per una battaglia prolungata.
Carlo scelse il terreno: una posizione elevata tra Poitiers e Tours, protetta da boschi e terreni difficili. Costrinse gli avversari ad attaccare in salita e su un fronte ristretto.
La battaglia: una settimana di guardarsi in faccia e poi lo scontro
Lo scontro vero e proprio avvenne intorno al 10 ottobre 732 (la data esatta oscilla un po’ a seconda delle fonti). Per diversi giorni i due eserciti si studiarono. I franchi restarono fermi «come un muro di ghiaccio», secondo la Cronaca mozárabe del 754. ʿAbd al-Raḥmān esitava: forse valutava il terreno, forse aspettava il momento giusto, forse era semplicemente cauto.
Quando l’attacco partì, fu una serie di cariche di cavalleria leggera contro la falange franca. I soldati di Carlo reggevano, abbattevano cavalli e cavalieri con le asce, e non si scomponevano. Il momento decisivo arrivò quando un reparto aquitano (forse guidato dallo stesso Eudes) attaccò il campo musulmano. All’idea di perdere bottino e familiari, molti guerrieri abbandonarono il fronte per correre indietro. Nel caos ʿAbd al-Raḥmān fu ucciso. Di notte i sopravvissuti si ritirarono, lasciando tende e feriti. I franchi non inseguirono con troppa foga: avevano ottenuto ciò che volevano.
Aneddoti e curiosità
- Carlo non si chiamava ancora “Martello”. Il soprannome Martellus gli venne attribuito dopo, proprio per il modo in cui “martellò” i nemici a Poitiers. Un branding postumo piuttosto riuscito.
- Le fonti arabe chiamano la battaglia Balāṭ ash-Shuhadā’, “il Pavimento dei Martiri”. Per loro fu una sconfitta gloriosa, non una vergogna.
- Edward Gibbon, secoli dopo, la elevò a momento in cui si salvò la civiltà occidentale. Gli storici moderni sono più cauti: fu una razzia fermata, non l’arresto di un’invasione planetaria.
- Carlo usò parte del bottino e delle terre ecclesiastiche confiscate per premiare i suoi fedeli. Fu uno dei passi che prepararono il sistema feudale e, di conseguenza, l’ascesa dei Carolingi.
- Il sito esatto della battaglia è ancora discusso. Moussais-la-Bataille è il candidato più citato, ma non tutti sono d’accordo.
- Eudes, dopo aver chiesto aiuto a Carlo, si ritrovò progressivamente ridimensionato. L’alleanza di necessità ebbe un solo vero vincitore politico.
Considerazioni finali
La Battaglia di Poitiers non “salvò l’Europa” nel senso epico che a volte le viene attribuito. Fermò un’incursione ambiziosa e costosa, uccise il comandante omayyade e diede a Carlo Martello un prestigio enorme. Il resto lo fecero le rivolte berbere in Nord Africa, le lotte interne al califfato e, pochi anni dopo, la rivoluzione abbaside che cambiò gli equilibri a Oriente.
Per i Franchi, però, fu un punto di svolta politico. Carlo consolidò il potere, mise le basi per la dinastia di suo figlio Pipino e di suo nipote Carlo Magno, e dimostrò che una fanteria ben comandata e ben posizionata poteva tenere testa a una cavalleria leggera temibile. Il “muro di ghiaccio” funzionò.
In sintesi: una razzia ambiziosa incontrò un franco ostinato su una collina. Ne uscì un mito, un soprannome e l’inizio di qualcosa di più grande. Non male, per una giornata di ottobre nell’ottavo secolo.
FAQ – Battaglia di Poitiers / Tours (732)
1. Quando si svolse la battaglia? Intorno al 10 ottobre 732 d.C. (la data precisa varia leggermente nelle fonti).
2. Chi comandava i due schieramenti? Carlo Martello (Franchi e Aquitani) contro ʿAbd al-Raḥmān al-Ghāfiqī (forze omayyadi di al-Andalus).
3. Fu davvero la “salvezza dell’Europa”? Secondo il mito romantico sì. Secondo gli storici moderni fu l’arresto di una grande razzia, non di un progetto di conquista dell’intero continente.
4. Quante furono le perdite? Stime realistiche: poche migliaia tra i franchi, sensibilmente di più tra i musulmani (incluso il comandante). Le cifre antiche sono esagerate.
5. Perché si chiama anche Battaglia di Tours? Perché si svolse nella zona tra Poitiers e Tours, e il santuario di San Martino a Tours era uno degli obiettivi del bottino.
6. Quali furono le conseguenze politiche? Carlo Martello rafforzò enormemente il suo potere e pose le basi per l’ascesa della dinastia carolingia.
FONTI:
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