Giulio Cesare: dalla Suburra al pugnale (vita, ambizioni e 23 coltellate)
Come un patrizio indebitato, calvo e un po’ epilettico finì per diventare il modello di tutti i dittatori successivi.
Gaio Giulio Cesare nacque intorno al 13 luglio del 100 a.C. nel quartiere della Suburra, a Roma. Non proprio il posto più elegante della città, ma la famiglia si consolava rivendicando una discendenza diretta da Enea e, di conseguenza, dalla dea Venere. Un curriculum mitologico sempre utile quando si vuole fare carriera.
Il padre morì quando Cesare aveva sedici anni. Lo zio era Gaio Mario, il grande campione dei Populares. Dall’altra parte c’era Silla. Insomma, il ragazzo si trovò in mezzo a una guerra civile famigliare prima ancora di avere la barba fatta.
Giovinezza: rifiutare Silla e farsi catturare dai pirati
A diciotto anni sposò Cornelia, figlia di Cinna (altro pezzo grosso della fazione di Mario). Quando Silla prese il potere, ordinò a Cesare di divorziare. Cesare rispose di no. Perse il sacerdozio, la dote e quasi la vita. Dovette nascondersi, cambiare casa ogni notte e correre anche la malaria. Alla fine le Vestali e qualche parente influente lo salvarono. Silla lo perdonò, ma lasciò una frase destinata a diventare celebre: «In questo ragazzo ci sono molti Marii».
Poi arrivò l’episodio dei pirati, uno dei più divertenti della sua biografia. Nel 75 a.C., mentre andava a Rodi a studiare retorica, venne catturato dai pirati cilici. Quelli chiesero 20 talenti di riscatto. Cesare si offese: disse che valeva almeno 50 e li costrinse ad alzare la cifra. Durante i 38 giorni di prigionia li trattò come dipendenti un po’ tonti, lesse loro le sue poesie e li minacciò scherzosamente di farli crocifiggere. Liberato, organizzò una flotta, li catturò tutti e mantenne la promessa. Per “gentilezza” ordinò che venissero sgozzati prima di essere crocifissi, così soffrivano di meno. Un vero gentleman.
A diciotto anni sposò Cornelia, figlia di Cinna (altro pezzo grosso della fazione di Mario). Quando Silla prese il potere, ordinò a Cesare di divorziare. Cesare rispose di no. Perse il sacerdozio, la dote e quasi la vita. Dovette nascondersi, cambiare casa ogni notte e correre anche la malaria. Alla fine le Vestali e qualche parente influente lo salvarono. Silla lo perdonò, ma lasciò una frase destinata a diventare celebre: «In questo ragazzo ci sono molti Marii».
Poi arrivò l’episodio dei pirati, uno dei più divertenti della sua biografia. Nel 75 a.C., mentre andava a Rodi a studiare retorica, venne catturato dai pirati cilici. Quelli chiesero 20 talenti di riscatto. Cesare si offese: disse che valeva almeno 50 e li costrinse ad alzare la cifra. Durante i 38 giorni di prigionia li trattò come dipendenti un po’ tonti, lesse loro le sue poesie e li minacciò scherzosamente di farli crocifiggere. Liberato, organizzò una flotta, li catturò tutti e mantenne la promessa. Per “gentilezza” ordinò che venissero sgozzati prima di essere crocifissi, così soffrivano di meno. Un vero gentleman.
La carriera politica e le Guerre Galliche
Cesare scalò i gradini del cursus honorum come si deve: questore, edile (organizzando giochi così costosi da indebitarsi fino al collo), pontefice massimo, pretore e governatore della Spagna. Nel 60 a.C. mise su il Primo Triumvirato con Pompeo e Crasso: un’alleanza privata per spartirsi il potere mentre il Senato faceva finta di non vedere.
Come console nel 59 a.C. fece passare leggi agrarie a suon di intimidazioni. Poi si fece assegnare la Gallia e per otto anni (58-50 a.C.) la conquistò pezzo per pezzo. Costruì un ponte sul Reno in dieci giorni solo per dimostrare ai germani chi comandava, sbarcò due volte in Britannia e scrisse i Commentarii de Bello Gallico in terza persona, presentandosi come lo stratega infallibile. I suoi soldati, meno riverenti, cantavano canzoni abbastanza oscene sulla presunta relazione con il re Nicomede di Bitinia. Cesare tollerava: dopotutto aveva conquistato la Gallia.
Cesare scalò i gradini del cursus honorum come si deve: questore, edile (organizzando giochi così costosi da indebitarsi fino al collo), pontefice massimo, pretore e governatore della Spagna. Nel 60 a.C. mise su il Primo Triumvirato con Pompeo e Crasso: un’alleanza privata per spartirsi il potere mentre il Senato faceva finta di non vedere.
Come console nel 59 a.C. fece passare leggi agrarie a suon di intimidazioni. Poi si fece assegnare la Gallia e per otto anni (58-50 a.C.) la conquistò pezzo per pezzo. Costruì un ponte sul Reno in dieci giorni solo per dimostrare ai germani chi comandava, sbarcò due volte in Britannia e scrisse i Commentarii de Bello Gallico in terza persona, presentandosi come lo stratega infallibile. I suoi soldati, meno riverenti, cantavano canzoni abbastanza oscene sulla presunta relazione con il re Nicomede di Bitinia. Cesare tollerava: dopotutto aveva conquistato la Gallia.
Il Rubicone e la guerra civile
Nel 49 a.C., messo alle strette dal Senato e da Pompeo, attraversò il Rubicone con le legioni pronunciando la frase immortale «Alea iacta est». Da lì in poi fu una serie di vittorie: Farsalo, Egitto (dove sistemò Cleopatra sul trono e ci fece un figlio, Cesarione), Tapso e Munda. In Egitto si concesse anche una crociera sul Nilo con la regina. I legionari, a un certo punto, si rifiutarono di andare più a sud: anche i soldati di Cesare avevano un limite.
Tornato a Roma venne nominato dittatore a vita. Riformò il calendario (quello giuliano che usiamo ancora oggi, più o meno), diede cittadinanza, sistemò debiti e costruì opere pubbliche. Faceva coniare monete con la sua faccia e portava sempre la corona d’alloro… principalmente per nascondere la calvizie, che lo complicava non poco. Soffriva anche di epilessia. Durante una crisi pare abbia detto, con un certo senso dell’umorismo: «Anche Cesare cade».
Nel 49 a.C., messo alle strette dal Senato e da Pompeo, attraversò il Rubicone con le legioni pronunciando la frase immortale «Alea iacta est». Da lì in poi fu una serie di vittorie: Farsalo, Egitto (dove sistemò Cleopatra sul trono e ci fece un figlio, Cesarione), Tapso e Munda. In Egitto si concesse anche una crociera sul Nilo con la regina. I legionari, a un certo punto, si rifiutarono di andare più a sud: anche i soldati di Cesare avevano un limite.
Tornato a Roma venne nominato dittatore a vita. Riformò il calendario (quello giuliano che usiamo ancora oggi, più o meno), diede cittadinanza, sistemò debiti e costruì opere pubbliche. Faceva coniare monete con la sua faccia e portava sempre la corona d’alloro… principalmente per nascondere la calvizie, che lo complicava non poco. Soffriva anche di epilessia. Durante una crisi pare abbia detto, con un certo senso dell’umorismo: «Anche Cesare cade».
Le Idi di Marzo
Il 15 marzo del 44 a.C. un gruppo di senatori guidati da Bruto e Cassio decise che ne aveva abbastanza. Gli avvertimenti non erano mancati: l’indovino Spurina, i sogni di Calpurnia, sacrifici senza cuore. Cesare andò comunque in Senato. Ricevette 23 pugnalate. Vedendo Bruto avrebbe detto in greco «Kai su, teknon?» («Anche tu, figlio?»). Si coprì il volto con la toga e morì ai piedi della statua di Pompeo. Un dettaglio che la storia non si è fatta scappare.
Il 15 marzo del 44 a.C. un gruppo di senatori guidati da Bruto e Cassio decise che ne aveva abbastanza. Gli avvertimenti non erano mancati: l’indovino Spurina, i sogni di Calpurnia, sacrifici senza cuore. Cesare andò comunque in Senato. Ricevette 23 pugnalate. Vedendo Bruto avrebbe detto in greco «Kai su, teknon?» («Anche tu, figlio?»). Si coprì il volto con la toga e morì ai piedi della statua di Pompeo. Un dettaglio che la storia non si è fatta scappare.
Aneddoti e curiosità finali
- Odiava i gatti (sembra incredibile, ma diverse fonti lo riportano).
- Inventò, o quantomeno diffuse, l’uso del codex (il libro rilegato) per i dispacci militari.
- Dopo una campagna lampo in Ponto mandò al Senato il messaggio più sintetico della storia militare: «Veni, vidi, vici».
- Il mese di luglio porta il suo nome.
- Nonostante la calvizie e l’epilessia, riuscì a costruire un’immagine di invincibilità quasi sovrumana.
- Il suo testamento lasciò soldi al popolo e giardini pubblici, e adottò il giovane Ottaviano, futuro Augusto.
- Odiava i gatti (sembra incredibile, ma diverse fonti lo riportano).
- Inventò, o quantomeno diffuse, l’uso del codex (il libro rilegato) per i dispacci militari.
- Dopo una campagna lampo in Ponto mandò al Senato il messaggio più sintetico della storia militare: «Veni, vidi, vici».
- Il mese di luglio porta il suo nome.
- Nonostante la calvizie e l’epilessia, riuscì a costruire un’immagine di invincibilità quasi sovrumana.
- Il suo testamento lasciò soldi al popolo e giardini pubblici, e adottò il giovane Ottaviano, futuro Augusto.
Considerazioni finali
Giulio Cesare fu un mix micidiale di carisma, calcolo, coraggio e vanità. Seppe conquistare la Gallia, riformare lo Stato e sedurre Cleopatra, ma non seppe (o non volle) capire che a Roma il titolo di “dittatore perpetuo” e il trono d’oro erano una provocazione troppo grossa. Finì ucciso da uomini che, almeno in parte, aveva considerato amici o figli adottivi.
Due mila anni dopo il suo nome è ancora sinonimo di potere assoluto (Kaiser, Zar, ecc.). Non male per un ragazzo della Suburra che a sedici anni era rimasto orfano e pieno di debiti.
FAQ – Giulio Cesare
1. Quando nacque e quando morì Giulio Cesare?
Nacque intorno al 13 luglio 100 a.C. e morì il 15 marzo 44 a.C. (Idi di Marzo).
2. Perché attraversò il Rubicone?
Perché il Senato, spinto da Pompeo, voleva processarlo. Attraversare il fiume con le legioni significava dichiarare guerra civile.
3. È vero che disse “Anche tu, Bruto”?
Le fonti antiche riportano la frase in greco «Kai su, teknon?». Shakespeare la rese celebre in latino/inglese.
4. Cesare e Cleopatra ebbero un figlio?
Sì, Tolomeo XV, conosciuto come Cesarione.
5. Quali furono le sue riforme più durature?
Il calendario giuliano e l’estensione della cittadinanza romana.
6. Soffriva davvero di epilessia?
Sì, diverse fonti antiche lo confermano, chiamandola “malattia cadente”.
Giulio Cesare fu un mix micidiale di carisma, calcolo, coraggio e vanità. Seppe conquistare la Gallia, riformare lo Stato e sedurre Cleopatra, ma non seppe (o non volle) capire che a Roma il titolo di “dittatore perpetuo” e il trono d’oro erano una provocazione troppo grossa. Finì ucciso da uomini che, almeno in parte, aveva considerato amici o figli adottivi.
Due mila anni dopo il suo nome è ancora sinonimo di potere assoluto (Kaiser, Zar, ecc.). Non male per un ragazzo della Suburra che a sedici anni era rimasto orfano e pieno di debiti.
FAQ – Giulio Cesare
1. Quando nacque e quando morì Giulio Cesare? Nacque intorno al 13 luglio 100 a.C. e morì il 15 marzo 44 a.C. (Idi di Marzo).
2. Perché attraversò il Rubicone? Perché il Senato, spinto da Pompeo, voleva processarlo. Attraversare il fiume con le legioni significava dichiarare guerra civile.
3. È vero che disse “Anche tu, Bruto”? Le fonti antiche riportano la frase in greco «Kai su, teknon?». Shakespeare la rese celebre in latino/inglese.
4. Cesare e Cleopatra ebbero un figlio? Sì, Tolomeo XV, conosciuto come Cesarione.
5. Quali furono le sue riforme più durature? Il calendario giuliano e l’estensione della cittadinanza romana.
6. Soffriva davvero di epilessia? Sì, diverse fonti antiche lo confermano, chiamandola “malattia cadente”.

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