La Vita di Giulio Cesare: Dalla Nascita alla Morte

Gaio Giulio Cesare nacque intorno al 13 luglio del 100 a.C. a Roma, nel quartiere della Suburra, da Gaio Giulio Cesare, un pretore che governò l'Asia, e Aurelia Cotta, proveniente da una famiglia nobile. La famiglia, sebbene patrizia, non era particolarmente ricca, ma vantava una discendenza mitica dal principe troiano Enea e dalla dea Venere, un legame che Cesare avrebbe enfatizzato per accrescere il suo prestigio. Suo padre morì quando Cesare aveva solo 16 anni, rendendolo capofamiglia in un periodo turbolento segnato dalla guerra civile tra suo zio Gaio Mario, leader dei Populares, e Lucio Cornelio Silla, capo degli Optimates. Nel 85 a.C., dopo la morte del padre, Cesare si trovò al centro delle lotte politiche.
La sua giovinezza fu segnata da pericoli. A 18 anni sposò Cornelia, figlia di Cinna, un alleato di Mario. Quando Silla prese il potere nel 82 a.C., ordinò a Cesare di divorziare da lei, ma lui rifiutò, perdendo il sacerdozio, la dote della moglie e l'eredità. Dovette fuggire e nascondersi, cambiando nascondiglio ogni notte mentre soffriva di malaria, e corruppe funzionari per evitare la cattura. Alla fine, grazie all'intercessione delle Vestali e di parenti, Silla lo perdonò, ma con un avvertimento profetico: "In lui ci sono molti Mario". Questo episodio dimostra la resilienza di Cesare e il suo rifiuto di piegarsi al potere.
Un aneddoto famoso della sua giovinezza risale al 75 a.C., quando fu catturato da pirati cilici mentre viaggiava verso Rodi per studiare retorica. I pirati chiesero un riscatto di 20 talenti, ma Cesare rise e insistette per alzarlo a 50, sostenendo di valere di più. Durante i 38 giorni di prigionia, trattò i pirati come subordinati, partecipò ai loro giochi, lesse loro poesie e scherzosamente minacciò di crocifiggerli. Una volta liberato, radunò una flotta, li catturò e li fece crocifiggere, ma misericordiosamente tagliò loro la gola per primo, in segno di "gratitudine" per l'ospitalità. Questa storia illustra la sua audacia e il senso di superiorità che lo caratterizzarono.
Cesare iniziò il servizio militare in Asia sotto Marco Termo, dove guadagnò la Corona Civica per aver salvato un soldato durante l'assedio di Mitilene nel 80 a.C. Tornato a Roma, intraprese la carriera politica: questore in Spagna nel 69 a.C., edile nel 65 a.C. (dove restaurò monumenti e organizzò giochi sontuosi, indebitandosi pesantemente), pontefice massimo nel 63 a.C., pretore nel 62 a.C. e governatore della Spagna Ulteriore nel 61 a.C., dove sottomise tribù e accumulò ricchezze per ripagare i debiti.
Nel 60 a.C., formò il Primo Triumvirato con Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso, un'alleanza segreta per dominare la politica romana. Come console nel 59 a.C., promosse riforme agrarie per veterani e poveri, spesso usando la forza contro l'opposizione. Poi governò la Gallia Cisalpina, l'Illirico e la Gallia Transalpina, lanciando le Guerre Galliche dal 58 al 50 a.C. Conquistò la Gallia (l'odierna Francia e Belgio), aggiungendo vasti territori a Roma e arricchendosi con bottini. Costruì un ponte sul Reno e invase la Britannia due volte, nel 55 e 54 a.C., anche se con guadagni limitati. I suoi Commentarii de Bello Gallico, scritti in terza persona, fungevano da propaganda, dipingendolo come stratega brillante. Una curiosità: i suoi soldati cantavano canzoni licenziose sulle sue conquiste, inclusa l'allegata relazione con re Nicomede di Bitinia, deridendolo come "l'uomo che conquistò la Gallia ma fu conquistato da Nicomede".
Il Triumvirato si dissolse dopo la morte di Crasso nel 53 a.C. e l'alleanza di Pompeo con il Senato. Nel 49 a.C., minacciato di processo, Cesare attraversò il Rubicone con le legioni, pronunciando "Alea iacta est" ("Il dado è tratto"), scatenando la guerra civile. Sconfisse Pompeo a Farsalo nel 48 a.C., lo inseguì in Egitto e installò Cleopatra come regina. La loro relazione produsse un figlio, Cesarione, nel 47 a.C. Cesare schiacciò le forze pompeiane residue in Africa a Tapso (46 a.C.) e in Spagna a Munda (45 a.C.). Un aneddoto: in Egitto, Cesare fece un tour sul Nilo con Cleopatra, quasi estendendo il viaggio fino all'Etiopia, ma i soldati si rifiutarono. Si dice che Cleopatra si presentò a lui arrotolata in un tappeto.
Tornato a Roma, fu nominato dittatore più volte, infine a vita nel 44 a.C. Implementò riforme: il calendario giuliano (con anni bisestili, che influenza ancora il nostro), sgravi debitori, estensione della cittadinanza, opere pubbliche e distribuzioni di grano. Centralizzò il potere, coniando monete con la sua immagine e indossando corone di alloro per nascondere la calvizie, una vanità tale da rendere illegale guardarlo dall'alto. Soffriva di epilessia, detta "malattia cadente", e una volta durante una crisi disse: "Anche Cesare cade".
Temendo le sue ambizioni monarchiche – accettò onori come "dittatore perpetuo" e sedeva su un trono d'oro – un gruppo di 60 senatori, guidati da Bruto e Cassio, complottò il suo assassinio. Avvertimenti abbondavano: l'indovino Spurina lo mise in guardia dalle "Idi di Marzo", Calpurnia sognò la sua statua sanguinante, e presagi come sacrifici senza cuore apparvero. Il 15 marzo 44 a.C., nella Curia di Pompeo, i congiurati lo pugnalarono 23 volte. Vedendo Bruto, disse in greco: "Kai su, teknon?" ("Anche tu, figlio?"). Cadde ai piedi della statua di Pompeo, coprendosi il volto con la toga. Il suo testamento lasciò giardini al pubblico, denaro ai cittadini e adottò Ottaviano (futuro Augusto) come erede.
La morte di Cesare scatenò il caos, portando al Secondo Triumvirato e alla fine della Repubblica. Il suo lascito perdura: genio militare che espanse Roma, riformatore che aiutò i poveri, figura il cui nome divenne sinonimo di imperatore (come Kaiser o Zar). Curiosità includono l'invenzione del codex (libro rilegato) per dispacci, la fobia dei gatti e il mese di luglio a lui dedicato. Aneddoti lo ritraggono come leader carismatico e spietato – dopo una rapida vittoria in Ponto, dichiarò "Veni, vidi, vici" ("Venni, vidi, vinsi"). Nonostante epilessia e calvizie, proiettava invincibilità, ma l'hybris portò alla sua caduta. La sua vita, misto di trionfi e tragedie, affascina ancora, come in Shakespeare e raffigurazioni moderne.

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