Tutmosi III
il faraone che si è preso la rivincita più epica della storia egizia ⚔️
Immaginate la scena: sei un ragazzino, tuo padre Tutmosi II tira le cuoia presto, e tua zia/matrigna Hatshepsut (sì, proprio lei, la regina che si era fatta crescere la barba finta per sembrare più seria) decide che “tanto vale che comando io”. Per oltre vent’anni il povero Tutmosi III è stato sostanzialmente il re di nome mentre lei faceva la vera boss del Paese.
Lui nel frattempo si allenava come un ossesso: tiro con l’arco, equitazione, arti marziali. Pare che si vantasse di essere così forte da tendere un arco che nessun altro riusciva nemmeno a sollevare. Roba da Marvel antica.
Poi, nell’anno 22 del suo “regno”, Hatshepsut muore (o viene aiutata a morire, le teorie sono tante e succose). E lì scatta il Tutmosi III versione 2.0: il faraone che si sveglia dal letargo e decide di conquistare mezzo mondo conosciuto.
La prima campagna è già leggendaria. Invece di fare la strada comoda, sceglie un sentiero strettissimo tra le montagne vicino a Megiddo perché “tanto i nemici non se lo aspettano mai”. Risultato? I generali nemici sono lì che discutono come difendersi e lui arriva dal retro come un Uber Eats di guerra. Otto mesi di assedio e Megiddo è sua. Classico.
Ma il momento più “ma che cavolo?” è quando decide di invadere il regno di Mitanni. Come attraversa l’Eufrate? Facile: fa smontare le barche, le carica sui carri trainati da buoi e se le porta dietro per centinaia di chilometri. Arriva, monta le barche sul posto e fa il blitz. Roba da ingegnere pazzo con ambizioni da streamer di conquiste.
In tutto fece 17 campagne militari. Diciassette. Mentre la maggior parte dei faraoni si accontentava di una o due vittorie per farsi fare un bel rilievo sul tempio, lui ha praticamente trasformato l’Egitto nella superpotenza dell’epoca.
Curiosità extra:
- Prendeva i figli dei re vinti come “ospiti” in Egitto (tradotto: ostaggi di lusso) e li educava egiziano-style, così quando tornavano a casa erano già mezzo colonizzati mentalmente.
- Le miniere d’oro della Nubia diventarono la sua carta di credito personale. Tutto quell’oro serviva a pagare legni pregiati, spezie, e probabilmente qualche schiavo che gli portava l’uva sbucciata.
- Negli ultimi anni si godeva i frutti: ambasciatori da Creta, Cipro, Babilonia e persino gli Ittiti che gli portavano regali come se fosse il compleanno eterno del capo supremo.
Alla fine Tutmosi III non è stato solo un grande guerriero: è stato il classico tipo che dopo decenni di “sì zia, come vuoi zia” ha deciso di rifarsi con gli interessi.
Da reggente umiliato a leggenda militare.
Respect, vecchio mio.
Fonti eccellenti: Britannica – Voce dettagliata e ben documentata su Thutmose III
Encyclopedia.com (basato su fonti accademiche)
Thutmose III: A New Biography a cura di Eric H. Cline e David O’Connor (University of Michigan Press, 2006)
The Wars in Syria and Palestine of Thutmose III di Donald B. Redford (Brill, 2003)




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