20 maggio 1859, la Battaglia di Montebello
Prendi posto al bancone, che stasera si brinda con un bel Nebbiolo d’annata, di quelli che ti scaldano l’anima e ti fanno dimenticare le tasse. L’ultima volta ti ho raccontato Carlo Alberto che abdica sotto la pioggia di palle austriache.Oggi invece si cambia registro: è il 20 maggio 1859, la Battaglia di Montebello, la prima vera botta della Seconda Guerra d’Indipendenza. Roba da far venire i brividi e un sorriso ironico insieme, perché stavolta gli “italiani” (più francesi, eh) la vincono, e la vincono pure bene. Siediti comodo, che ti sparo tutto: antefatti, forze, carneficina, strategie da osteria, perdite, aneddoti da bar e alla fine le mie considerazioni da semplice mortale. Solo resoconti d’epoca, bollettini militari, storie locali dell’Oltrepò e archivi dell’Esercito Italiano.
Gli antefatti: dal “fai-da-te” al “fai-con-i-francesi”
Dieci anni dopo Novara, il Piemonte è un altro mondo. Cavour, quel volpe di statista, ha capito che da soli non si batte l’Austria: serve l’alleato grosso. Nel 1858 incontra Napoleone III a Plombières, bevono champagne e firmano il patto segreto: la Francia aiuta a cacciare gli austriaci dal Lombardo-Veneto, in cambio di Nizza e Savoia. Vittorio Emanuele II, il re soldato con i baffoni, fa la parte del leone in pubblico: “L’Italia e l’Europa sanno che la causa italiana è giusta!”.
L’Austria, nervosa come una vecchia zia, vede il Piemonte che si arma e invia l’ultimatum il 23 aprile 1859: “Disarmate o vi dichiariamo guerra!”. Cavour, con un ghigno, risponde: “Grazie, ma no”. Il 29 aprile gli austriaci del maresciallo Gyulai (o Giulay, come lo chiamavano allora) passano il Ticino e invadono il Piemonte. Obiettivo? Sconfiggere i sabaudi prima che arrivino i francesi. Ironia della sorte: i francesi arrivano lo stesso, e pure veloci, grazie alle ferrovie (sì, la guerra moderna è già qui: treni che scaricano divisioni intere in pochi giorni, roba che Radetzky nel ’49 manco sognava).
Napoleone III sbarca a Genova il 12 maggio, l’esercito franco-piemontese si concentra tra Alessandria e Voghera. Gyulai, indeciso come un cameriere al sabato sera, ordina una grossa ricognizione verso est: “Andate a vedere che cavolo combinano quei maledetti”. E così, il 20 maggio, parte la colonna che finirà a Montebello.
Le forze in campo: Davide con i baffi francesi contro Golia austriaco… ma Golia diviso in tre
Da una parte gli alleati franco-piemontesi: circa 9.000 uomini sul campo. La divisione francese del generale Élie Frédéric Forey (un tipo tosto, baffoni da tricheco, già veterano di Crimea) con una decina di battaglioni di fanteria, qualche batteria. Più i cavalleggeri piemontesi: tre reggimenti (Novara, Aosta e Montferrato) sotto il generale Maurizio Gerbaix de Sonnaz, circa 2.000-2.500 sciabole. In tutto, una forza agile, motivata, con i francesi che si sentono i padroni del campo e i piemontesi che vogliono finalmente prendersi la rivincita su Novara.
Dall’altra gli austriaci: la ricognizione in forza contava oltre 27.000 uomini sulla carta (due brigate del IX Corpo di Urban, tre del V Corpo di Stadion, più riserve). Ma ecco l’ironia: Gyulai li divide in tre colonne separate più riserva. Solo la colonna di Urban (circa 12-15.000 effettivi sul momento) finisce a combattere davvero. Il resto? Bloccato o tenuto a bada dalla cavalleria piemontese. Classico errore austriaco: “Dividi et impera”… ma qui diventa “dividi e perdi”.
Forey comanda sul posto, de Sonnaz guida le cariche. Gyulai è lontano, Stadion coordina ma Urban è quello che si becca le botte.
Ecco Forey in persona: sguardo da “non mi rompete”, medaglie che tintinnano. Questo è l’uomo che ha deciso di non arretrare di un metro.
La battaglia: dal caffè del mattino alla carneficina del pomeriggio
20 maggio 1859, mattina serena sull’Oltrepò. Gli austriaci partono da Casteggio convinti di fare una passeggiata di ricognizione. Verso le 11:30 una squadriglia del reggimento Novara piemontese li avvista. Suona l’allarme. Alle 13:30 gli austriaci arrivano a Genestrello, un paesino a un miglio da Montebello. Forey ha già piazzato avamposti: fuoco di fucileria, baionette, casino.
Ore 14:30 – scontro duro a Genestrello. Gli austriaci di Urban attaccano in massa, ma i francesi tengono la cascina Nuova e il paese. Arrivano rinforzi: cinque battaglioni francesi difendono la sinistra, sei a Genestrello. La cavalleria piemontese carica come diavoli per bloccare le altre due colonne austriache che dovrebbero arrivare da nord: Novara e Aosta galoppano, sciabolano, ritardano tutto. Epico.
Ore 15:30 – gli austriaci vengono respinti da Genestrello verso Montebello. Urban barricca il paese, ma Forey non ci pensa due volte: “Avanti con dieci battaglioni!”. Attacco tra le 16 e le 17: francesi da sinistra (brigata Blanchard), francesi da destra (brigata Beuret). Montebello cade pezzo per pezzo. Alle 18:30 gli austriaci sono cacciati anche dal cimitero in cima al paese. Cala la sera, buio, e Gyulai ordina la ritirata generale verso il Po.
Durata: circa 6-7 ore di fuoco continuo. Non una battaglia campale enorme, ma la prima vittoria netta dopo dieci anni di umiliazioni.
Guarda questo dipinto (episodio di Fattori): fumo, cavalli impennati, baionette che luccicano, confusione totale. Così era il pomeriggio del 20 maggio.
Strategia e tattica: austriaci da manuale, alleati da osteria geniale
Austriaci: strategia classica “ricognizione in forza”. Gyulai vuole sapere dove sono i nemici, ma divide le forze in colonne parallele. Tattica: avanzata frontale lungo la strada, fanteria in colonna, artiglieria dietro. Risultato? Si fanno fregare dal terreno collinare e dalla cavalleria leggera piemontese che li tiene separati. Classico: superiorità numerica sprecata.
Alleati: Forey gioca di rimessa. Avamposti avanzati, difesa elastica, poi contrattacco deciso quando vede che gli austriaci sono divisi. La cavalleria piemontese fa il lavoro sporco: screen, ritarda, carica ripetutamente. Tattica francese: fanteria che avanza a ranghi serrati, fuoco di sbarramento, baionetta finale. Risultato: nonostante inferiorità numerica locale, superiorità sul punto decisivo. Ironia: gli austriaci alla fine scrivono nei rapporti “abbiamo affrontato tutto il I Corpo francese”… invece era solo una divisione!
Perdite: sangue da entrambe le parti, ma più rosso dall’altra
Franco-piemontesi: circa 700-800 tra morti e feriti. Francesi: 105 morti, 549 feriti, 69 dispersi (723 totali). Piemontesi, soprattutto cavalleria: pesanti, intorno ai 400 su 800 impegnati. Tra i caduti il colonnello Morelli di Popolo del reggimento Novara: muore in carica, cavallo crivellato, sciabola in pugno. Eroico da manuale.
Austriaci: 1.423 totali (331 morti, 785 feriti, 307 dispersi o prigionieri). Quasi il doppio. Gyulai minimizza, ma i suoi generali sanno: brutta figura.
Conclusioni immediate, aneddoti e curiosità da bar
Notte del 20 maggio: Gyulai, spaventato, ritira truppe dal Po, pensa che tutto l’esercito alleato stia arrivando. Invece Forey è solo con la sua divisione e non può inseguire. Vittoria morale enorme: i piemontesi cantano “Viva l’Italia!”, i francesi brindano a Napoleone, Cavour a Torino esulta. È il primo mattone dell’Unità.
Anecdoti gustosi:
- Il colonnello Morelli: ferito mortalmente, grida “Avanti Savoia!” e carica fino all’ultimo. I suoi cavalleggeri lo ricordano come “il leone di Montebello”.
- De Sonnaz che guida cariche su cariche: “La cavalleria piemontese ha tenuto in scacco 20.000 austriaci con 2.000 sciabole!” (esagerazione d’epoca, ma bella).
- Un ufficiale francese scrive: “Questi italiani a cavallo combattono come diavoli, meglio dei nostri dragoni!”.
- Ironia: Montebello aveva già visto una battaglia nel 1800 (Napoleone vs austriaci). Stesso nome, stesso posto, stessi nemici… ma stavolta gli “italiani” vincono.
Curiosità:
- Prima grande battaglia “ferroviaria” della storia: i francesi arrivano in massa grazie ai treni da Lione.
- Oggi Montebello della Battaglia ha l’Ossario con i resti dei caduti: un tempietto neoclassico con statua della Vittoria, bandiere italiana e francese. Ci vai e ti si stringe il cuore.
- Gli austriaci persero più uomini in una ricognizione che in tante battaglie del ’48.
Ecco l’Ossario oggi: solenne, con la statua che guarda verso le colline dove si sparò. Andateci, è gratis la lezione di storia.
E questa è la morte del colonnello Morelli: incisione d’epoca, cavallo che crolla, baionette austriache. Roba da pelle d’oca.
Considerazioni finali da semplice essere umano
Ecco, amico, abbiamo finito la bottiglia. Da uomo qualunque, non da storico: che follia la guerra, sempre la stessa. Nel 1849 a Novara migliaia di ragazzi muoiono per una causa persa; nel 1859 a Montebello altri migliaia muoiono… e stavolta vincono. Ma sono sempre contadini, operai, studenti di vent’anni che finiscono sotto terra per bandiere, re e imperatori.
Però guarda l’ironia della storia: da quella sconfitta umiliante di Novara nasce il seme della vittoria di Montebello. Cavour impara, Vittorio Emanuele impara, l’Italia si unisce un pezzo alla volta. Quei caduti non hanno visto Roma capitale, ma senza di loro forse non ci sarebbe stata.
Oggi noi al bar litighiamo di calcio e politica, loro si sono fatti ammazzare perché noi potessimo litigare in libertà. Quindi brindiamo: ai cavalleggeri di Novara e di Montebello, ai francesi che ci aiutarono (e ci presero Nizza e Savoia, ma vabbè), agli austriaci che combatterono con onore. E soprattutto alla pace, perché la prossima guerra… meglio lasciarla nei libri.
Salute, compa! Un altro giro o andiamo a dormire? La storia è così: ti lascia con il magone e un po’ di orgoglio. L’Italia si è fatta anche così, tra sangue, errori e qualche vittoria che sa di riscatto. Ci vediamo alla prossima battaglia… o meglio, alla prossima birra!
Fonti: 1. Il rapporto ufficiale del generale Élie Frédéric Forey (20 maggio 1859, mezzanotte, da Voghera)
2. “Da Montebello a Solferino” di A.L. Reyneri (Torino, Tipografia Arnaldi, 1859)
“La guerra del 1859 per l’indipendenza d’Italia” – Relazione ufficiale del Comando del Corpo di Stato Maggiore (Roma, Ufficio Storico, 1910-1914)





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