Federico il Grande: L'Uomo che Preferiva i Flauti alle Battaglie (Ma le Vinse Comunque) – Con Aneddoti e Curiosità che Lo Rendono Ancora Più Umano
Immaginate un re che detesta la guerra con tutto il cuore, ma finisce per diventare uno dei più grandi strateghi militari della storia. Un filosofo illuminato che scrive trattati contro Machiavelli, ma poi lo emula con astuzia prussiana. Un figlio ribelle picchiato dal padre, che cresce per trasformare un piccolo regno in una potenza europea, tutto mentre suona il flauto, litiga con Voltaire e tratta i suoi cani come figli veri. Questo è Federico II di Prussia, noto come Federico il Grande: non un eroe da libro di scuola, ma un essere umano complicato, geniale, capriccioso e, sì, un po' ironico nel suo destino. Niente leggende epiche qui, solo la vita vera di un uomo che ha cambiato l'Europa tra una sonata, un decreto sulle patate e un mulino che non voleva spostare. E per chi se lo sta chiedendo: sì, userò fonti come Britannica, History.com, resoconti storici contemporanei e aneddoti da biografie ottocentesche, non quel sito che tutti consultano di nascosto.
L'Infanzia da Incubo: Un Padre che Non Capiva i Flauti (e Nemmeno i Flauti)
Federico nacque il 24 gennaio 1712 a Berlino, in una Prussia ancora giovane e ambiziosa. Suo padre, Federico Guglielmo I – soprannominato il "Re Sergente" per la sua ossessione militare – era un uomo burbero, puritano e paranoico, che vedeva nel figlio un erede da forgiare come un soldato di piombo. La madre, Sofia Dorotea di Hannover, era più colta e incline alle arti, e insieme alla sorella Wilhelmina incoraggiava il piccolo Fritz a leggere, suonare musica e sognare la Francia.
Ma il padre? Ah, il padre. Disprezzava tutto ciò che non fosse disciplina marziale. Federico, magro, sensibile e con un debole per la poesia e il flauto traverso, veniva umiliato pubblicamente: botte per un'uniforme storta, insulti per i suoi "gusti effeminati". Una curiosità: il re aveva una "Tabagie", una sala fumatori dove radunava cortigiani ubriachi e avventurieri per serate di chiacchiere grossolane. Gundling, un erudito alcolizzato, era il buffone di corte: lo vestivano da pagliaccio e lo facevano bere fino a svenire. Federico odiava quel mondo, e da lì imparò il cinismo. Come scrisse nelle sue memorie, l'infanzia fu un "catalogo di sofferenze". Ironia della sorte: proprio quel padre tirannico gli lasciò un esercito formidabile.
A 18 anni, la fuga fallita con l'amico (e amante) Hans Hermann von Katte: decapitazione davanti ai suoi occhi. "Un colpo al cuore". Ma emerse più forte, o almeno più ironico. Curiosità: anni dopo, da re, Federico vide una folla che guardava un manifesto scurrilo contro di lui appeso alto su un muro. Ordinò di abbassarlo: "Così lo leggono tutti, e ridono di più". Genio o masochismo? Entrambi.
Il Matrimonio Politico e la Vita da Principe Ribelle: Flauti e Massoni
Nel 1733, sposò Elisabetta Cristina di Brunswick-Bevern per ragioni dinastiche. Un disastro: la trascurò, la chiamava con ironia "la mia cara moglie", e passò la luna di miele a Rheinsberg tra libri, musica e amici. Nessun figlio – voci sulla sua sessualità, confermata da storici: relazioni con giovani ufficiali e intellettuali come Francesco Algarotti, a cui dedicò una poesia erotica, La Jouissance.
A Rheinsberg (1736-1740), i suoi anni più felici. Suonava il flauto (compose oltre 100 sonate), leggeva Voltaire e Montesquieu. Curiosità: entrò nella massoneria nel 1738 a Brunswick, durante un viaggio. Amava il segreto e i rituali, ma odiava la religione organizzata: "L'oppio dei popoli", anticipando Marx. E la caccia? La detestava. Una volta, gli chiesero perché non usasse gli speroni a cavallo: "Prova a infilarti una forchetta nello stomaco nudo e capirai". Fondò la prima scuola veterinaria prussiana – un re che preferiva curare gli animali piuttosto che cacciarli.
Il Re Guerriero: Slesia e la Guerra dei Sette Anni (con un Tocco di Ironia)
Appena sul trono nel 1740, invase la Slesia. A Mollwitz vinse per miracolo, ma conquistò territori. Poi, la Guerra dei Sette Anni (1756-1763): circondato da nemici, invase la Sassonia. Sconfitte come Kolín lo lasciarono disperato: "Fortuna ce l'ha con me; è una donna, e io non sono incline a quel tipo". A Leuthen, vittoria epica. Ma dopo Kunersdorf (1759), pensò al suicidio: "Sono finito". La morte di Elisabetta di Russia lo salvò. Ironia: il re filosofo vinse guerre che odiava.
Le Riforme: Un Despota Illuminato (con Patate e Caffè)
In pace, brillava. Abolì la tortura (tranne per tradimento), promosse tolleranza religiosa, riformò giustizia e amministrazione. "Il sovrano è il primo servitore dello Stato".
Curiosità sulle patate: nel 1756, con la fame in agguato, emise quindici decreti per coltivarle. I prussiani le odiavano, le chiamavano "cibo per maiali". Leggenda (popolare, ma un po' mitizzata): Federico le dichiarò "ortaggio reale", piantò campi guardati dai soldati di giorno ma "abbandonati" di notte. La gente rubava e... boom, le patate diventarono prussiane. Oggi, turisti lasciano patate sulla sua tomba a Potsdam. Mito o realtà? Comunque, funzionò.
Un'altra: nel 1777, manifesto contro il caffè. "Bevanda straniera e costosa che rovina la salute e l'economia". Promosse la birra locale: "I prussiani devono bere birra, non caffè turco". Ironia: lui stesso lo beveva di nascosto, con chicchi contrabbandati. E la Polonia? Nella prima spartizione (1772), prese la Prussia Occidentale. "Un capolavoro diplomatico", ma per i polacchi un disastro.
La Vita Privata: Flauti, Voltaire, Cani e un Mulino Ribelle
A Sanssouci, palazzo "senza preoccupazioni" a Potsdam, suonava il flauto ogni sera. Ospitava intellettuali: Maupertuis, d'Argens, e Voltaire.
L'amicizia con Voltaire fu epica e caotica. Corrispondenza dal 1736: Federico lo adulava, Voltaire lo chiamava "re filosofo". Nel 1750, Voltaire arrivò: tre anni di litigi. Voltaire corresse le poesie del re (brutte, in francese), ma si immischiò in scandali finanziari con obbligazioni sassoni false. Poi, la Diatribe del Dottor Akakia: Voltaire attaccò Maupertuis, presidente dell'Accademia. Federico bruciò il pamphlet, mise Voltaire agli arresti. "L'arancia spremuta, si butta la buccia". Voltaire fuggì, definendo Federico "Luc" (anagramma di "cul"). Litigi da amanti: gelosia, poesie, pettegolezzi. Federico era gay: arte homoerotica a Sanssouci, relazioni discrete.
E i cani? I suoi amati greyhound italiani: Biche, Amore, Diana. Li trattava come figli, li seppellì nel giardino di Sanssouci e chiese di essere tumulato accanto a loro. "Il mio migliore amico è un cane". Ne aveva undici, li nutriva a tavola. Curiosità: morendo, disse: "L'unico amico assoluto e migliore che un uomo ha in questo mondo egoista... è il suo cane".
Altro aneddoto leggendario: il mulino di Sanssouci. Il rumore delle pale disturbava il re. Offrì di comprarlo al mugnaio Grävenitz, che rifiutò. "Posso prenderlo con la forza reale!" "Certo, Maestà, se non ci fosse il tribunale supremo a Berlino". Federico rise e lasciò il mulino. "Il mulino è l'ornamento del castello". Simbolo di giustizia: il re filosofo rispettava la legge, anche contro se stesso.
Gli Ultimi Anni e la Morte: Un Re Stanco, ma con i Cani
Dopo il 1763, evitò guerre grandi. Alleanza con Russia, opposizione a Giuseppe II. Invecchiò: gotta, emorroidi, solitudine. Passava le estati a Sanssouci, scrivendo poesie in francese (odiava il tedesco "barbaro"), suonando e leggendo.
Morì il 17 agosto 1786 a Potsdam, a 74 anni, in poltrona, solo con i suoi cani e un servo. Nessun dramma: un uomo che aveva visto troppo sangue. Fu sepolto a Sanssouci, accanto ai greyhound – un tocco umano in una vita da leggenda. Oggi, la gente lascia patate sulla tomba: grazie per il cibo, Fritz.
L'Eredità: Un Uomo, Non un Mito (con un Sorriso Ironico)
Federico trasformò la Prussia in superpotenza. Il suo esercito modello per Napoleone. Riforme: tolleranza, stato laico, educazione. Ma pagò con sangue e cinismo. Come umano? Un figlio traumatizzato, gay in un mondo etero, artista costretto alla guerra. Odiava la religione, ma la usò. Amava la Francia, ma la combatté. Vinse tutto, tranne la pace interiore.
Ironia finale: il re che promosse le patate per fame, bandì il caffè per economia, lasciò un mulino per giustizia e fu sepolto con cani. Un despota illuminato? Sì, ma soprattutto un uomo: geniale, solo, con un flauto in mano e un sorriso sardonico. Se fosse vivo, riderebbe delle patate sulla sua tomba. E noi? Gliene lasceremmo una, per il viaggio.
Fonti : Tim Blanning – Frederick the Great: King of Prussia (2015, Random House / Penguin)
Christopher Duffy – Frederick the Great: A Military Life (1985)
Per i vostri approfondimenti,consiglio: https://amzn.to/4aAmfpE


Commenti
Posta un commento