LA BATTAGLIA DELLA SOMME

IL GRANDE PICNIC DI FUOCO, FANGO E MITRAGLIATRICI (DOVE I GENERALI GIOCAVANO A CARTE E I RAGAZZI A MORIRE)

Immaginatevi la scena: è il 1916, la Grande Guerra è già un macello di proporzioni bibliche, e i generali alleati, comodamente seduti nei loro quartieri generali a bere tè e a studiare mappe colorate, decidono che è arrivato il momento di “sfondare” il fronte occidentale. Non con un’idea geniale, eh no: con un bombardamento così esagerato da far tremare la terra e… beh, con una passeggiata di fanteria che si rivela il picnic più letale della storia umana. Benvenuti alla Battaglia della Somme, 141 giorni di pura assurdità dove l’ottimismo britannico incontrò la realtà tedesca fatta di filo spinato, mitragliatrici e trincee profonde come tombe. Un’offensiva “decisiva” che finì per decidere solo una cosa: quanti giovani potevano morire per conquistare sette miseri chilometri di fango.

Antefatti: quando Verdun diventò la scusa perfetta per un altro massacro

Siamo nel pieno della Prima Guerra Mondiale, una guerra di posizione che aveva trasformato l’Europa in un enorme cimitero di trincee. A febbraio 1916 i tedeschi avevano lanciato l’offensiva su Verdun, il “tritacarne” francese, con l’obiettivo dichiarato di “dissanguare” l’esercito nemico. Gli Alleati, con i francesi sotto pressione mortale, pensano: “Perfetto, facciamo un’offensiva sul Somme per alleggerire il fronte di Verdun!”. Il piano è del Field Marshal Douglas Haig, un uomo convinto che un bel bombardamento preliminare avrebbe trasformato le linee tedesche in un parco giochi. I francesi, più realisti ma comunque ottimisti, si uniscono con un contingente più piccolo. Il risultato? Un’offensiva anglo-francese che doveva essere la mossa del secolo ma si trasformò in un classico esempio di “piano perfetto sulla carta, disastro sul campo”. I tedeschi, sotto Erich von Falkenhayn (poi sostituito da Hindenburg e Ludendorff), erano già pronti: trincee fortificate, filo spinato spesso metri, artiglieria pesante e la convinzione che bastasse aspettare che gli attaccanti si impantanassero. Ironia della sorte: mentre i generali alleati sognavano uno sfondamento rapido, i tedeschi preparavano una difesa che avrebbe trasformato “no man’s land” in una trappola mortale.

Battle of Le Transloy - Wikipedia

Ecco una mappa storica che mostra le posizioni iniziali e i minuscoli guadagni alleati: guardatela bene, perché quei trattini colorati costarono più vite di quante ne conti un intero villaggio.

Forze in campo: volontari freschi contro veterani incazzati

Da una parte gli Alleati: l’esercito britannico schiera la 4ª Armata con 11 divisioni (circa 100.000 uomini) su un fronte di 15 miglia a nord del fiume Somme. Molti sono volontari del “New Army”, ragazzi di città e campagne che non avevano mai visto una guerra vera: Pals Battalions interi, amici di scuola, colleghi di fabbrica, che si arruolano insieme per “vivere l’avventura”. I francesi aggiungono cinque divisioni a sud, su otto miglia, dove le difese tedesche sono un po’ più morbide. Comandanti: Haig per i britannici (l’eterno ottimista), con Rawlinson a gestire i dettagli tattici; i francesi coordinano ma lasciano ai “cugini” il grosso del lavoro sporco.

Dall’altra parte i tedeschi: truppe esperte, trincee profonde fino a 10 metri, mitragliatrici MG08 pronte a falciare chiunque si affacci. Non hanno numeri esatti pubblici, ma tengono il fronte con divisioni agguerrite. Falkenhayn all’inizio, poi Hindenburg e Ludendorff che decidono di passare a una difesa elastica: cedi terreno, logora il nemico, ricostruisci dietro. In pratica: “Lasciamoli avanzare un po’, così li ammazziamo meglio”. I britannici erano tanti ma inesperti; i tedeschi pochi ma professionisti del massacro. Risultato prevedibile: i primi avanzavano a ondate ordinate, i secondi li aspettavano come in un tiro a segno.

Was Douglas Haig Really “The Butcher of the Somme”? | History Hit

Qui Douglas Haig (al centro, con bastone) e i suoi generali: facce da “tutto sotto controllo”, mentre a pochi chilometri i ragazzi si preparavano a morire.

Strategie e tattiche: il bombardamento “decisivo” che non decise un bel niente

Il piano alleato era semplice, quasi poetico nella sua ingenuità: sette giorni di bombardamento con 1,75 milioni di proiettili. Doveva tagliare il filo spinato, polverizzare le trincee tedesche e lasciare i difensori storditi. Poi la fanteria sarebbe avanzata “a passo d’uomo” dietro un creeping barrage (sbarramento mobile di artiglieria), conquistando le prime linee, le seconde, e via verso la gloria. Gas e fumo per coprire l’avanzata. I francesi, più pragmatici, puntavano su un attacco coordinato a sud.

I tedeschi? Tattica difensiva da manuale: trincee rinforzate, bunkers sotterranei, mitragliatrici posizionate per fuoco incrociato. Il filo spinato? Spesso intatto nonostante le bombe. E quando gli Alleati avanzavano, i sopravvissuti tedeschi uscivano dai crateri e aprivano il fuoco. Ironia suprema: quel bombardamento titanico, il più grande mai visto fino ad allora, servì più a trasformare il terreno in un pantano lunare che a distruggere le difese. I proiettili non esplodevano tutti (molti erano difettosi), il fango inghiottiva tutto, e i tedeschi, protetti in profondità, aspettavano solo il fischio di fine bombardamento per risalire. Verso la fine, con Hindenburg al comando, i tedeschi passano alla “difesa in profondità”: ritirata tattica su nuove linee (poi la famosa Hindenburg Line). In pratica: “Venite pure, vi aspettiamo più indietro con le mitragliatrici cariche”.

La battaglia: 141 giorni di “avanzate” che sembravano sketch comici (tragici)

Il 1° luglio 1916 è la giornata più nera della storia militare britannica. Alle 7:30 del mattino, dopo il bombardamento, suona il fischio: 60.000 uomini escono dalle trincee. Molti portano zaini da 30 kg, avanzano al passo perché “così non si disperdono”. I tedeschi, non storditi affatto, aprono il fuoco. Risultato: 57.470 casualty britanniche solo quel giorno, di cui 19.240 morti. A nord quasi zero guadagni; a sud i francesi fanno meglio grazie a difese più deboli. Ironia: alcuni reparti britannici calciano palloni da calcio oltre il parapetto per “mantenere alto il morale”. Risultato: palloni e corpi finiscono insieme nel fango.

WW1 Trench Stories: Soldiers Describe What It Was Like Going 'Over The Top'

Guardate questi ragazzi che escono “over the top”: sembrano determinati, ma stanno camminando verso una morte quasi certa. La foto cattura l’assurdità di quell’istante.

Nei giorni successivi Haig insiste: attacchi minori, poi il 14 luglio l’assalto a Bazentin Ridge con sorpresa parziale. Guadagni di qualche migliaio di iarde, ma a costo di altre decine di migliaia di morti. Luglio finisce con oltre 200.000 perdite alleate e 160.000 tedesche. Ad agosto Falkenhayn viene silurato: arrivano Hindenburg e Ludendorff, che ordinano ritirate tattiche per logorare ulteriormente gli attaccanti.

Il 15 settembre arriva la “rivoluzione”: i primi carri armati Mark I (48 in tutto) a Flers-Courcelette. Dovevano essere invincibili. Invece? Si impantanano nel fango, si guastano, alcuni tornano indietro terrorizzando i propri soldati. Avanzata di 1,5 miglia, 29.000 casualty. I tedeschi li chiamano “mostri”, ma ridono quando li vedono bloccati. Ottobre e novembre: pioggia torrenziale, fango fino alle ginocchia, soldati che annegano nei crateri. L’ultimo attacco è nella valle dell’Ancre il 13-18 novembre. Il 18 novembre Haig dice basta. Guadagno totale: sette miglia. Sette.

Tech Reveals How British WWI Blunder Aided Germans In Battle Of The Somme

L’esplosione della mina a Hawthorn Ridge il 1° luglio: un momento epico… che però allertò i tedeschi in anticipo. Boom spettacolare, ma tatticamente un autogol.

Perdite: un macello che fa impallidire qualsiasi calcolo

Britannici: circa 420.000 tra morti, feriti e dispersi. Francesi: intorno ai 200.000. Tedeschi: stime tra 450.000 e 600.000 (fonti variano, ma tutti concordano su un salasso enorme). Il primo giorno da solo è più sanguinoso di intere guerre moderne. Villaggi interi svuotati di giovani, famiglie distrutte, “Pals Battalions” decimati: amici morti fianco a fianco. I tedeschi persero terreno ma guadagnarono tempo; gli Alleati persero uomini ma “alleggerirono” Verdun. In termini umani: un disastro senza vincitori veri.

The Battle of the Somme, 1916

Il paesaggio dopo mesi di battaglia: un deserto lunare di fango, alberi scheletrici e crateri. Questo è ciò che rimaneva della “campagna francese” dopo il picnic.

Conclusioni: una “vittoria” che nessuno voleva festeggiare

Nessuno sfondamento, nessuna vittoria decisiva. La Somme fu una battaglia di attrito: i tedeschi furono logorati (perdite proporzionalmente pesanti), Verdun fu alleggerito, ma il fronte si mosse di pochissimo. Haig fu criticato come “Butcher of the Somme”, ma rimase al comando. I tedeschi impararono a difendersi in profondità e prepararono la ritirata sulla Hindenburg Line nel 1917. Gli Alleati capirono (tardi) che i carri armati e l’artiglieria coordinata erano il futuro. Politicamente: in patria lo shock fu enorme, il morale crollò, ma la guerra continuò. Strategicamente: un fallimento tattico, un “successo” solo nel senso che impedì un collasso francese. In sintesi: milioni di proiettili, centinaia di migliaia di morti, sette miglia di fango. Un capolavoro di inefficienza bellica.

Aneddoti e curiosità: storie che sembrano inventate (ma sono vere)

  • Il soldato più anziano: il tenente Henry Webber, 67 anni, cricketer famoso, si arruola a 55+ e muore il 17 luglio. Nella sua ultima lettera: “I ragazzi sono splendidi, ma che lavoro da matti!”. Morto a 67 anni in mezzo a ventenni: ironia crudele.
  • Le lettere dal fronte: soldati scrivevano a casa “stiamo bene, il bombardamento è impressionante”, mentre fuori piovevano shrapnel. Uno scrisse: “Per quattro giorni sono stato in piedi o in sella 21 ore su 24”. Un altro: “I nostri ragazzi hanno preso l’obiettivo che altri non ce l’avevano fatta”.
  • I carri armati “maschi e femmine”: i Mark I avevano versioni con cannoni (maschi) o solo mitragliatrici (femmine). Debutto epico… finito nel fango.
  • Lo shock da granata: migliaia di soldati tornarono con “shell shock”, tremori, mutismo. La psichiatria militare nacque qui.
  • Le storie personali: un canadese ferito due volte in pochi mesi, un altro che passò 20 ore tra i morti dopo essere stato colpito alla caviglia il 1° luglio. Un australiano che scriveva lettere da Flesselles mentre il battaglione si riprendeva.
  • La mina di Hawthorn Ridge: fatta esplodere 10 minuti prima dell’attacco per “sorprendere” i tedeschi. Risultato: li sorprese… mettendoli in allarme.
  • I prigionieri tedeschi: molti catturati dopo giorni senza cibo, “mezzi dementi” per il terrore del bombardamento. Uno disse che il terreno era “carpet” di morti tedeschi.

Curiosità extra: il documentario The Battle of the Somme fu visto da milioni di civili in patria, scioccandoli per la prima volta con immagini reali di guerra. E sì, alcuni reparti calciavano palloni: un modo per trasformare l’inferno in una partita di calcio. Peccato che la partita finisse sempre 0-60.000.

Considerazioni finali: l’assurdità che ancora urla dal fango

La Somme non è solo una battaglia: è il simbolo perfetto di come la guerra moderna trasformi l’eroismo in macello inutile. Ragazzi che credevano di fare la cosa giusta, generali che misuravano il successo in metri di terreno conquistato a costo di vite intere. Dimostra che l’ottimismo cieco e la tecnologia bellica senza intelligenza tattica producono solo fango e ossa. Eppure, in mezzo a quell’orrore, emerge il coraggio umano: soldati che avanzavano sapendo di morire, amici che si proteggevano a vicenda, lettere piene di speranza nonostante tutto. La Somme insegnò al mondo che le offensive frontali contro mitragliatrici sono suicide, ma a che prezzo? Centinaia di migliaia di famiglie distrutte per sette miglia. Oggi, visitando quei campi, si capisce perché la Grande Guerra cambiò per sempre l’idea di “gloria”. Non fu una vittoria, non fu una sconfitta netta: fu un monito. La guerra non è un picnic. È un abisso di fango dove l’umanità affoga, ma da cui, forse, impara a non ripetere gli stessi errori. O almeno ci prova. La storia continua a riecheggiare, perché certe lezioni non si dimenticano mai.)

FONTI : National Army Museum (UK) – “Battle of the Somme”

Imperial War Museum (IWM) – pagine dedicate alla Somme

Long Long Trail

Per saperne di piu' vi consiglio: https://amzn.to/4mG2zGu

Commenti

Post più popolari