L’Affondamento dell’HMS Glorious
Una Tragedia da Operetta Navale in Mezzo alla Guerra
Nel giugno del 1940, mentre l’Europa implodeva sotto le divisioni corazzate tedesche e Dunkerque diventava sinonimo di “miracolo” (o di ritirata in grande stile), la Royal Navy riuscì a regalare al mondo una delle pagine più imbarazzanti – e tragiche – della sua storia moderna. L’affondamento della portaerei HMS Glorious, scortata dai due cacciatorpediniere Ardent e Acasta, per mano delle corazzate tedesche Scharnhorst e Gneisenau non fu solo una sconfitta militare: fu un capolavoro di sfortuna, scelte discutibili e un pizzico di quella hybris britannica che, in certi momenti, rasenta la commedia nera.a80214
Antefatti: La Norvegia, quel Teatro Secondario che Diventa Trappola
La campagna di Norvegia (aprile-giugno 1940) fu per gli Alleati un po’ come un appuntamento al buio finito male: tante aspettative, poca coordinazione e un finale umiliante. Dopo il fallimento dell’operazione per impedire ai tedeschi di occupare i porti norvegesi, scattò l’Operation Alphabet, l’evacuazione frettolosa di circa 18.000 soldati alleati dal nord della Norvegia, proprio mentre a Dunkerque si stava svolgendo l’altro grande “salvataggio”.
L’HMS Glorious, una delle prime portaerei della Royal Navy (convertita da incrociatore da battaglia della Grande Guerra), era stata richiamata in patria per supportare queste operazioni. Aveva già fatto la spola tra Inghilterra e Norvegia, trasportando aerei da caccia (Gladiators e Hurricanes) per rinforzare le difese aeree alleate. Il 7 giugno 1940, sotto il comando del Capitano Guy D’Oyly-Hughes, la nave aveva imbarcato gli ultimi velivoli della RAF dalla base di Bardufoss: dieci Gladiators del 263° Squadron e alcuni Hurricanes del 46°.
A bordo c’era anche un’atmosfera tesa. D’Oyly-Hughes, eroe sottomarino della Prima Guerra Mondiale con un curriculum invidiabile, non era esattamente il tipo da cocktail party con gli aviatori. Aveva avuto forti contrasti con il suo Commander Flying, J.B. Heath, tanto da metterlo agli arresti domiciliari a Scapa Flow per “codardia” (o, secondo altre versioni, per insubordinazione). Si vociferava che il capitano volesse rientrare in fretta proprio per portare avanti un court martial. La versione ufficiale parlava di “scarsità di carburante”, ma molti storici la considerano una scusa comoda.148cc5
In ogni caso, nella notte tra l’8 e il precedente, Glorious ottenne il permesso di staccarsi dal grosso della forza navale (che includeva l’Ark Royal) e di fare rotta verso Scapa Flow scortata solo da Ardent e Acasta. Una decisione che, col senno di poi, sembra uscita da un copione di Blackadder in versione marina.
Le Navi Impegnate: Un Incontro tra Pesanti e Leggeri
HMS Glorious: 22.000 tonnellate, velocità teorica elevata (oltre 30 nodi), ma in quel momento non proprio in assetto da combattimento. Portava a bordo una ventina di aerei tra Swordfish, Sea Gladiators e gli Hurricane appena imbarcati. Il ponte di volo era affollato, le operazioni di lancio complicate. Nessun aereo in pattuglia di combattimento (CAP) – una dimenticanza che oggi farebbe licenziare mezza ammiragliato.
HMS Ardent e HMS Acasta: Due cacciatorpediniere di classe A, armate con cannoni da 4.7 pollici e tubi lanciasiluri. Piccole, veloci, coraggiose. In sostanza, due moscerini armati di spilli contro due elefanti corazzati.
Dall’altra parte:
Scharnhorst e Gneisenau: Le “navi gemelle” tedesche, classificate come corazzate da battaglia ma spesso chiamate battlecruisers. Armate con nove cannoni da 280 mm ciascuna, veloci (31 nodi), moderne e letali a lunga distanza. Erano uscite in missione per disturbare il traffico alleato durante l’evacuazione norvegese. Il contrammiraglio Marschall le comandava con l’obiettivo di colpire convogli e poi filarsela.
La Battaglia: Un Massacro a Distanza con Momenti di Eroismo
L’8 giugno 1940, intorno alle 15:45-16:00, le vedette tedesche avvistarono un pennacchio di fumo all’orizzonte. Era Glorious e le sue scorte che navigavano in formazione, senza aerei in volo e con una visibilità eccellente (condizioni ideali per essere individuati… e colpiti).
I tedeschi chiusero a tutta velocità. Alle 16:32 circa Scharnhorst aprì il fuoco a una distanza pazzesca: oltre 26.000 yard (circa 24 km). Il terzo colpo centrò in pieno il ponte di volo della Glorious, aprendo un cratere enorme, distruggendo due Swordfish pronti al decollo e impedendo qualsiasi lancio di aerei. Un colpo da record per l’epoca, quasi surreale.
A quel punto iniziò la danza tragica. Ardent e Acasta fecero quello che potevano: posero cortine di fumo, lanciarono siluri (uno colpì persino la Scharnhorst, causando danni) e caricarono con i loro cannoncini come don Chisciotte contro i mulini a vento. Ardent fu affondata intorno alle 17:25. Acasta continuò a combattere fino quasi alle 18:20, con i cannoni che sparavano ancora mentre affondava.
La Glorious incassò colpi su colpi. Uno centrò la sala macchine, un altro la plancia, uccidendo o ferendo gravemente il capitano D’Oyly-Hughes e gran parte dello stato maggiore. La nave perse velocità, iniziò a girare in cerchio e alle 18:10 scomparve sotto le onde. In meno di due ore, tre navi britanniche erano andate. I tedeschi, temendo l’arrivo di rinforzi, non si fermarono a soccorrere i naufraghi e filarono verso Trondheim.
Le Perdite: Numeri che Fanno Male
Su Glorious morirono circa 1.207 uomini. Ardent perse 160, Acasta 152. Totale: oltre 1.519 morti. Fu la singola perdita più grave della Royal Navy in un’azione navale durante tutta la Seconda Guerra Mondiale. Dei circa 900 uomini finiti in acqua, solo 43 (o 40-41 secondo alcune fonti) furono recuperati vivi dopo giorni di agonia tra onde gelide, ipotermia e sete. I norvegesi (e persino un idrovolante tedesco) salvarono i pochi superstiti.
Aneddoti e Curiosità: Il Lato Grottesco della Tragedia
Il capitano e la sigaretta: Un superstite raccontò di aver visto D’Oyly-Hughes sul ponte che, mentre la nave affondava, si accendeva tranquillamente una sigaretta, salutava i suoi uomini e spariva tra le onde. Gesto da gentiluomo d’altri tempi o da uomo che aveva capito di aver combinato un disastro?
Gli Hurricane a bordo: I piloti della RAF avevano appena imparato a decollare da una portaerei (molti non l’avevano mai fatto). Quando arrivò l’attacco, era troppo tardi per lanciarne anche uno. Ironia crudele: navi piene di aerei che non volano.
Il siluro “fortunato”: Il colpo di Acasta sulla Scharnhorst fu così efficace che la nave tedesca dovette ripararsi a Trondheim. Poco dopo, anche Gneisenau fu silurata dal sottomarino britannico Clyde. I tedeschi pagarono un prezzo, ma non quanto gli inglesi.
La copertura? Per giorni la Admiralty non seppe nulla. I tedeschi annunciarono la vittoria via radio. Si parlò di “cortina di fumo” su tutta la vicenda: contrasti interni, il court martial sospeso, la decisione di far navigare da soli la portaerei. Nel 1980 lo storico ufficiale Stephen Roskill scatenò un putiferio accusando D’Oyly-Hughes di incompetenza e tirannia. Ancora oggi si discute se fu solo sfortuna o una catena di errori evitabili.
Il sopravvissuto solitario: Alcuni racconti parlano di uomini che cantavano “Roll out the barrel” sui Carley floats mentre i compagni morivano uno dopo l’altro per il freddo. Scene surreali e strazianti allo stesso tempo.
Considerazioni Finali: Lezione Amara avvolta nel Ridicolo
L’affondamento dell’HMS Glorious è una di quelle storie che dimostrano come la guerra non sia solo eroismo e strategia geniale, ma anche burocrazia, ego, stanchezza e pura sfortuna. Una portaerei moderna, con centinaia di aviatori a bordo, affondata da due corazzate perché nessuno aveva pensato a mettere su un paio di aerei in ricognizione in una zona a rischio. È quasi comico, se non fosse per le millecinquecento vite perdute.
D’Oyly-Hughes pagò con la vita i suoi errori (reali o presunti). I due cacciatorpediniere dimostrarono un coraggio che rasenta il leggendario: moscerini che attaccano giganti. I tedeschi, dal canto loro, fecero un’operazione quasi da manuale… e poi se ne andarono senza infierire sui sopravvissuti (almeno non deliberatamente).
Oggi, a distanza di ottantasei anni, questa vicenda resta un monito: anche la marina più prestigiosa del mondo può inciampare in modo spettacolare. E ci ricorda che dietro ogni grande disfatta navale non ci sono solo cannoni e siluri, ma anche uomini imperfetti che prendono decisioni sotto pressione, stanchezza e, a volte, testardaggine.
La Royal Navy imparò la lezione: mai più sottovalutare la ricognizione aerea, mai più lasciare una portaerei scoperta. Peccato che la pagarono a un prezzo così alto, in una campagna secondaria mentre l’Europa bruciava.
Una tragedia semi-ironica, sì. Ma soprattutto una perdita che ancora oggi, rileggendo i resoconti dei sopravvissuti tra i flutti gelidi del Mare di Norvegia, lascia un nodo in gola. La guerra non fa sconti, nemmeno alle nazioni che si credono invincibili sul mare.
Fonti principali: History Today, siti storici navali specializzati, resoconti di superstiti e analisi post-belliche.



ottimo post ottima lettura. continua cosi'
RispondiEliminaGrazie infinite. È gente come voi che mi fa continuare.
Elimina