Prien a Scapa Flow

 il toro che muggì nel salotto buono della Royal Navy

Ah, la guerra. Quel teatro grottesco dove gli uomini, invece di risolvere le dispute con una bella litigata al bar, decidono di affondare tonnellate di acciaio e vite umane con siluri costosi. E tra tutte le scene tragicomiche del secondo conflitto mondiale, poche reggono il confronto con l’avventura di Günther Prien a Scapa Flow, nell’ottobre del 1939.

Un’impresa che sembra uscita da un film di spionaggio girato da un regista ubriaco: un sottomarino tedesco che si infila, come un ladro di polli, nella base navale più protetta della Gran Bretagna, affonda una corazzata e se ne torna a casa fischiettando. O quasi.

Antefatti: quando gli inglesi si credevano invincibili (e invece…)

Per capire quanto fosse audace – o folle – il piano, bisogna fare un passo indietro.

Scapa Flow, nelle isole Orcadi, era da decenni il santuario della Home Fleet britannica. Una baia naturale enorme, circondata da isole, con fondali perfetti per ancorare giganti del mare. Dopo la Grande Guerra, lì era finita la flotta tedesca imperiale, autoaffondata pur di non consegnarsi. Simbolo di umiliazione teutonica e di supremazia britannica.

Gli inglesi l’avevano fortificata con boe, reti, navi affondate come blocchi, cannoni e chi più ne ha più ne metta. L’idea che un U‑Boot potesse entrarci era considerata ridicola quanto un aereo che bombarda Buckingham Palace.

Ma era il 1939, la guerra era appena iniziata e Karl Dönitz, il papà dei sommergibilisti tedeschi, aveva fame di gesti eclatanti. Scelse Prien, Kapitänleutnant di 31 anni al comando dell’U‑47, un Type VIIB agile e letale.

Il briefing fu più o meno: «Entra, fai danni, esci. Se muori, pazienza, sei un eroe.»

Prien accettò senza battere ciglio.

Verso nord: un viaggio già da odissea

L’8 ottobre l’U‑47 salpò da Kiel. Mari agitati, aerei nemici da evitare, tensione costante. A bordo una quarantina di ragazzi che sapevano benissimo di andare incontro a una trappola.

Ma il fascino del proibito, si sa, è irresistibile.



L’azione: un’incursione da commedia degli equivoci (con morti veri)

Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, sotto luci del nord verdognole e spettrali, Prien portò l’U‑47 in superficie. Kirk Sound, uno dei passaggi orientali, era sbarrato da navi affondate.

C’era alta marea. Fortuna? Calcolo? Entrambi.

Il sommergibile scivolò tra gli ostacoli come un gatto grasso sotto una porta. A un certo punto rasentò talmente una blockship che l’equipaggio sentì quasi il metallo grattare. Ma passarono.

Dentro Scapa Flow, silenzio irreale. Prien si aspettava una flotta intera e trovò… quasi niente. La Home Fleet era in mare. Rimaneva la HMS Royal Oak, una corazzata del 1914‑15, e qualche nave minore.

Prien decise che una preda valeva l’altra.

Il siluro che svegliò l’Impero

All’01:00 circa lanciò una prima salva. Un siluro colpì la Royal Oak a prua: un botto sordo. A bordo pensarono a un’esplosione interna. Nessuno immaginò un U‑Boot dentro Scapa Flow.

Prien manovrò, ricaricò, e sparò di nuovo. Tre siluri andarono a segno. L’inferno.

La Royal Oak si inclinò, l’acqua entrò dai portelli aperti, gli uomini dormivano. In quindici minuti si capovolse e affondò. 833 morti, molti giovanissimi.

Prien, dal periscopio, vide fiamme blu, gialle, rosse: “come uccelli giganti”.

Poi ordinò di filarsela.

L’uscita: epica quanto l’entrata

Di nuovo tra passaggi stretti, difese allertate (più o meno). Una luce li illuminò per un attimo: si scoprì poi che era un taxi locale che andava a un ballo. Gli inglesi non notarono nulla.

L’U‑47 uscì in mare aperto e tornò a casa da eroe. Dönitz e Hitler lo accolsero. Prien ricevette la Croce di Cavaliere. Sul conning tower apparve un toro che sbuffa: Der Stier von Scapa Flow.

Aneddoti e curiosità: il lato grottesco della storia

1. La confusione sulle navi

Prien credeva di aver colpito la Repulse. In realtà era solo la Royal Oak e il Pegasus. Di notte, al periscopio, l’occhio umano fa scherzi.

2. La leggenda dell’orologiaio svizzero

Per anni si parlò di spie, fari, segnali. In realtà era un tassista scozzese con i fari rotti. La paranoia post‑attacco fece il resto.

3. Churchill e le barriere

Churchill, furioso, ordinò subito di chiudere gli accessi. Nacquero le Churchill Barriers, ancora oggi visibili.

4. La tensione a bordo

Silenzio assoluto, acque nemiche, un errore e fine. Prien sembrava calmissimo. L’equipaggio un po’ meno.

5. La propaganda nazista

Prien divenne superstar. Giornali, cinegiornali, poster. Un eroe perfetto per la narrativa del regime.

Breve biografia di Günther Prien



Nato nel 1908 a Osterfeld, spirito avventuroso, velista, marinaio mercantile. Entrò nella Reichsmarine nel 1933, passò ai sommergibili nel 1935.

Comandò l’U‑47 dal 1938. Affondò oltre 160.000 tonnellate di naviglio. Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia.

Nel marzo 1941, durante il decimo pattugliamento, l’U‑47 scomparve. Probabile affondamento da parte del cacciatorpediniere HMS Wolverine. Nessun superstite. Prien aveva 33 anni.

Eredità: audacia, follia e ironia della storia

Per i tedeschi dell’epoca, eroe. Per gli inglesi, nemico spietato. Per noi, un esempio di audacia estrema mista a quella follia che solo la guerra sa generare.

Scapa Flow resta una lezione ironica: nessuna fortezza è inviolabile se qualcuno è abbastanza pazzo da provarci.

Il toro entrò nell’arena, caricò, vinse la corrida e uscì dal cancello prima che i guardiani reagissero. Poi l’arena si vendicò, come sempre.

Fonte: Don Hollway – “The Bull of Scapa Flow”

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