Taranto 1940
La notte in cui gli “Stringbag” umiliarono la Regia Marina
Un Pearl Harbor all’italiana (ma con meno budget e più biplani)
Immaginate la scena: è il 1940, l’Europa brucia, l’Italia fascista si sente padrona del Mediterraneo con una flotta che sulla carta fa paura… e invece arrivano un gruppo di biplani inglesi che sembrano usciti da un museo della Grande Guerra.
Benvenuti alla Notte di Taranto, o Operation Judgement: il raid che ha dimostrato al mondo che le portaerei non sono solo belle nei film di propaganda, ma possono cambiare una guerra con un pugno di siluri lanciati da aerei lenti come trattori.
Raccontata con un po’ di ironia, perché la storia militare a volte sembra una commedia degli errori – soprattutto quando gli errori li fanno gli altri.
Antefatti – Quando gli inglesi decisero di non giocare secondo le regole italiane
All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la Regia Marina era un osso duro: sei corazzate moderne o semi‑moderne, incrociatori veloci, sommergibili, e una posizione strategica che trasformava il Mediterraneo in un “quasi lago” italiano.
Il problema? L’Italia non aveva portaerei. E contava su:
cannoni costieri
palloni di sbarramento
la convinzione che nessuno sarebbe stato così pazzo da attaccare di notte con aerei lenti
Errore di valutazione colossale.
Gli inglesi invece ci pensavano dal 1935. L’ammiraglio Cunningham e il capitano Lumley Lyster avevano un’idea semplice e folle: usare i Fairey Swordfish, biplani antiquati ma robusti, per un attacco notturno con siluri.
Niente documenti scritti: tutto a voce, come una congiura.
Dopo la caduta della Francia nel 1940, la situazione diventò critica. L’attacco fu fissato per il 21 ottobre, anniversario di Trafalgar (gli inglesi adorano queste cose), ma un incendio sull’HMS Eagle distrusse due Swordfish e danneggiò altri.
Risultato: tutto rinviato all’11 novembre. La nuova portaerei HMS Illustrious sarebbe stata l’unica a lanciare l’attacco.
Gli italiani, nel frattempo, avevano 101 cannoni e 193 mitragliatrici. Ma aspettavano un attacco ad alta quota. Non immaginavano biplani a 200 km/h che arrivavano rasoterra.
Svolgimento dell’azione – Biplani contro corazzate
L’11 novembre 1940, l’Illustrious si avvicina al punto di lancio, 170 miglia da Taranto.
Due ondate:
Prima ondata: 12 aerei (6 siluranti, 4 bombardieri, 2 illuminatori)
Seconda ondata: 9 aerei (5 siluranti, 4 bombardieri)
Decollano tra le 20 e le 21, volando bassi sull’acqua per evitare la difesa italiana.
Poco prima di mezzanotte, i primi Swordfish sganciano bengala: il cielo diventa un inferno luminoso. La contraerea italiana apre il fuoco con tutto ciò che ha.
I piloti inglesi scendono a 9–30 metri di quota, tra palloni di sbarramento e traccianti. I siluri, modificati per “panciare” sull’acqua, funzionano perfettamente nelle acque basse di Taranto.
Prima ondata
La Conte di Cavour viene colpita e affondata in porto.
La Caio Duilio viene centrata e gravemente danneggiata.
Hangar e aerei a terra vengono colpiti.
Il comandante Williamson viene abbattuto e catturato.
Seconda ondata
La Littorio viene colpita da tre siluri: prua sommersa.
Un altro Swordfish viene abbattuto dal Gorizia.
L’ultimo aereo, in ritardo di 15 minuti, attacca comunque un incrociatore e torna vivo per miracolo.
Alle 2:39 l’ultimo aereo atterra sull’Illustrious. Missione compiuta.
Gli inglesi perdono solo due aerei.
Perdite – Numeri che fanno male
Britannici
2 aerei abbattuti
2 morti
2 prigionieri
Un successo incredibile.
Italiani
Circa 59 morti e 600 feriti
Tre corazzate fuori uso:
Conte di Cavour (affondata)
Caio Duilio (gravemente danneggiata)
Littorio (gravemente danneggiata)
Incrociatore Trento danneggiato
Due cacciatorpediniere colpiti
Aerei distrutti a terra
Metà della forza corazzata italiana neutralizzata in una notte.
La flotta si trasferisce a Napoli. Una umiliazione strategica enorme.
Aneddoti e curiosità
Il meccanico sfortunato: una chiave inglese caduta sull’HMS Eagle provoca un incendio che ritarda l’operazione… e la rende più efficace grazie alla luna piena.
“Come la Brigata Leggera!”: quando propongono un secondo raid, un pilota protesta. Il maltempo li salva da un suicidio.
I siluri “magici”: gli italiani credevano impossibile usare siluri in acque basse. Gli inglesi li modificarono apposta.
Il pilota ritardatario: arriva tardi, ripara l’aereo in 15 minuti e attacca comunque.
I giapponesi imparano: un attaché nipponico visita Taranto poco dopo. Un anno dopo… Pearl Harbor.
Stringbag immortali: questi biplani di tela e legno combatteranno fino al 1945.
Considerazioni finali – La notte che cambiò la guerra
Taranto non fu solo un raid brillante: fu la dimostrazione che le portaerei erano il futuro e che le corazzate, ferme in porto, erano bersagli perfetti.
Per l’Italia fu uno shock:
vulnerabilità della flotta
mancanza di aviazione navale
problemi di comando
eccessiva fiducia nelle difese passive
Per gli inglesi fu una vittoria strategica che diede respiro a Malta e al Nord Africa.
E per il mondo fu una lezione: nessuna flotta è invincibile in porto.
Scheda tecnica – Fairey Swordfish Mk I
Equipaggio: 2–3
Motore: Bristol Pegasus da 690 hp
Velocità max: 224–230 km/h
Autonomia: ~840 km (fino a 1.700 con serbatoi)
Armamento:
1 mitragliatrice anteriore 7,7 mm
1 mitragliatrice posteriore 7,7 mm
1 siluro da 457 mm
oppure bombe / mine
Struttura: metallo + tela
Soprannome: “Stringbag”
Produzione: circa 2.400 esemplari
Un aereo che non avrebbe dovuto vincere battaglie moderne… e invece le vinse.
FONTI: "The Air Raid at Taranto" di John T. Correll – Air & Space Forces Magazine (2017)
"Triumph at Taranto" di A. Cecil Hampshire – Proceedings (U.S. Naval Institute, 1959)





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