⭐ Brindisi sotto le bombe – 7 e 8 novembre 1941

Nel novembre del 1941 Brindisi era un porto strategico per i collegamenti con l’Albania e la Grecia. Da lì transitavano truppe, materiali, carburante e convogli diretti ai fronti balcanici. Era un nodo logistico importante, e per questo divenne un obiettivo.

Tra il 7 e l’8 novembre 1941, la città visse due notti di bombardamenti che lasciarono un segno profondo nella popolazione e nella memoria collettiva.

Veduta aerea del porto


Il giornalista americano Martin Agronsky

Tra gli equipaggi RAF quella notte c’era anche Martin Agronsky, giornalista americano imbarcato su uno dei Wellington come corrispondente di guerra.

Agronsky descrisse Brindisi come un bersaglio difficile da identificare, tanto da costringere i bombardieri a più passaggi sopra la città. Ma soprattutto rimase colpito dalla violenza della reazione italiana:

“The anti-aircraft fire covered four square miles.”

Una testimonianza diretta che conferma la potenza del fuoco antiaereo brindisino.

La difesa antiaerea di Brindisi

La città non era affatto indifesa. La DICAT disponeva di tre batterie principali:

  • 120 mm
  • 102 mm
  • 76 mm

Tutte collocate fuori città, ma perfettamente in grado di coprire il porto.

Nel porto, il Castello Svevo, sede del Comando Marina, aveva:

  • mitragliere da 20 mm
  • mitragliere Breda da 13,2 mm
  • proiettori costieri

Queste armi leggere, sommate al fuoco delle batterie esterne, crearono un volume di fuoco che gli equipaggi RAF descrissero come “un muro di luce e acciaio”.

Il convoglio da Bengasi (6–7 novembre 1941)

Ct Nicoloso da Recco 


Un elemento importante – da trattare con prudenza – riguarda un convoglio partito da Bengasi il 6 novembre alle 19:30 e arrivato a Brindisi il 7 novembre alle 13:50, composto da:

  • Motonave Bixio
  • Motonave Roselli
  • Cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco
  • Cacciatorpediniere Saetta

Non è certo se i due cacciatorpediniere fossero ancora in porto durante il bombardamento notturno. Tuttavia, i tempi tecnici di rifornimento rendono plausibile che almeno una delle due unità sia rimasta fino alla notte.

La loro eventuale presenza avrebbe aggiunto:

  • 6 cannoni da 120/50 mm per nave
  • mitragliere da 37 mm
  • mitragliere da 20 mm
  • proiettori navali

Un contributo significativo alla densità del fuoco antiaereo.

L’8 novembre: la seconda notte

La notte successiva arrivò un’altra incursione. Meno intensa della prima, ma sufficiente a mantenere la città in uno stato di allarme continuo.

Furono colpiti:

  • magazzini
  • strutture portuali
  • alcune aree periferiche

Il porto rimase operativo, ma con difficoltà.

Un effetto dei bombardamenti 


L’abbattimento del Wellington T2822

Durante le incursioni, la contraerea italiana abbatté un bombardiere Vickers Wellington T2822 del 104° Squadron. Il velivolo precipitò in mare dopo essere stato colpito.

Nel 1952, al largo di Brindisi, fu individuato un relitto compatibile con un bombardiere britannico della Seconda Guerra Mondiale: un indizio che si lega perfettamente agli eventi di quelle notti.

Le vittime, i danni e lo sfollamento

Le due notti di bombardamenti causarono circa un centinaio di vittime, tra civili e militari. Un numero pesante per una città che, fino a quel momento, non era stata colpita con tale intensità.

Le esplosioni distrussero caseggiati sparsi, danneggiarono edifici in più quartieri e provocarono incendi che impegnarono per ore i soccorsi. Molte abitazioni vicino al porto e nelle zone costiere subirono crolli parziali o totali.

Nei giorni successivi agli attacchi, circa l’80% dei brindisini lasciò la città, sfollando nei paesi dell’entroterra o rifugiandosi in campagna. Brindisi si svuotò quasi completamente: un esodo silenzioso, spinto dalla paura di nuovi bombardamenti.

La memoria familiare

In molte case di Brindisi quelle due notti non furono mai dimenticate. Anche nella mia famiglia i racconti sono arrivati fino a me: mia madre, che nel 1941 aveva 22 anni, ricordava il rumore dei motori, le finestre che tremavano e la corsa verso i rifugi. I miei zii più grandi confermavano la stessa immagine: un cielo scuro illuminato a tratti dalle esplosioni sul porto.

Ricordi semplici, ma precisi. E raccontano meglio di qualsiasi documento cosa significò vivere quelle ore.

Conclusione

Il bombardamento del 7–8 novembre 1941 è un episodio spesso dimenticato, ma rappresenta un frammento importante della storia della città. Brindisi, in quelle due notti, si trovò improvvisamente al centro della guerra: difesa da batterie costiere, mitragliere del porto e forse anche da navi militari appena giunte da Bengasi.

Un momento drammatico, inciso nella memoria collettiva e familiare.

Questo articolo e' apparso sul mio altro blog https://cronachedibattaglia.altervista.org/

in data 22/06/2026

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