Divisione Folgore 1940‑1943
storia, ironia e leggenda dei paracadutisti italiani
La 185ª Divisione Paracadutisti “Folgore” è uno dei capitoli più intensi — e a tratti paradossali — della partecipazione italiana alla Seconda Guerra Mondiale. Nata come unità d’élite per operazioni aviotrasportate, finì per combattere come fanteria leggera nel deserto egiziano, tra sabbia, sete e carri armati nemici. Un destino ironico: addestrati per piombare dal cielo su Malta, finirono a scavare buche nel deserto armati di cannoncini da 47/32 che sembravano più adatti a una battuta di caccia che a fermare gli Sherman britannici.
La Folgore nasce idealmente nel 1938, quando l’Aeronautica apre la prima scuola di paracadutismo a Castel Benito, in Libia. I primi reparti includono anche paracadutisti libici: un dettaglio curioso che mostra l’ambizione coloniale del regime.
Nel 1941, a Tarquinia, nasce la Divisione Paracadutisti, poi 185ª. I volontari vengono selezionati con criteri severi: prestanza fisica, spirito d’avventura, istruzione minima… e “qualche punizione per vivacità di carattere”. In pratica: arditi, ma non troppo indisciplinati.
L’addestramento è brutale: salti da torri, marce forzate, combattimento ravvicinato. Un superstite ricorderà:
“Da venti metri sulla sabbia, per non romperci l’osso del collo.”
Il costo di formazione è enorme — si dice 45 volte quello di un fante normale. Mussolini visita i reparti, ma l’operazione per cui si preparano (Malta, Operazione C3/Hercules) viene rimandata all’infinito. Risultato: addestrati a volare, finiranno a piedi nel deserto.
1942: dalla Puglia al deserto
Primavera‑estate 1942: Rommel avanza in Egitto, Malta viene accantonata e la Folgore — ribattezzata “Cacciatori d’Africa” per segretezza — viene inviata in Libia. Il trasferimento è caotico: SM.82, rotte via Balcani, reparti sballottati.
Arrivano senza coperte né cucine da campo. Nel deserto rovente di giorno e gelido di notte devono arrangiarsi. Il generale Enrico Frattini prende il comando. La divisione conta 5.000‑6.000 uomini, suddivisi in raggruppamenti tattici (Ruspoli, Bechi, Camosso, Tantillo).
Battesimo del fuoco: Alam el Halfa (30 agosto – 5 settembre 1942)
I parà respingono attacchi neozelandesi in scontri ravvicinati. Durante un’incursione notturna catturano un generale neozelandese. Un ufficiale britannico prigioniero dirà:
«Credevamo di doverci battere contro degli uomini… e ci siamo urtati a dei macigni.»
Frase epica e quasi comica nella sua reverenza.
El Alamein (ottobre‑novembre 1942): la leggenda
La Folgore è schierata nel settore meridionale della linea, tra Deir el Munassib e Qattara. Il 23 ottobre parte l’offensiva di Montgomery: quattro divisioni alleate contro i parà italiani.
I Folgore trasformano il deserto in una fortezza di buche e mine. Usano i 47/32 a distanza ravvicinata, mine recuperate, bottiglie Molotov. In una notte distruggono decine di carri.
La 6ª Compagnia del capitano Marenco viene quasi annientata in corpo a corpo: solo 20 su 90 ripiegano. I guastatori del VIII Battaglione combattono senza sosta.
Rommel, visitando le posizioni, avrebbe detto (frase forse apocrifa):
«Con simile gente si va in capo al mondo. Occorrerà frenarli.»
Il 2 novembre arriva l’ordine di ripiegare. Il disimpegno è infernale. Il 6 novembre, dopo giorni di marcia a piedi, circa 300‑340 superstiti si arrendono alla 44ª Divisione britannica. Nessuna bandiera bianca. Armi distrutte. Il generale Hughes li saluta così:
«Mai avevo incontrato soldati come quelli della Folgore.»
Molti miti post‑bellici (frasi di Churchill, Radio Londra) sono inventati, ma il valore resta intatto.
Dopo El Alamein (1943)
I superstiti vengono riorganizzati nel battaglione CLXXXV, inquadrato nella Trieste. Combattono a Medenine, Gabès, Akarit, Mareth e Takrouna. La divisione viene sciolta nel dicembre 1942. Dopo l’8 settembre, i destini dei parà si dividono.
Curiosità: molte lettere dei paracadutisti — fiorentini, lombardi, pugliesi — sono state conservate e studiate. Raccontano vita quotidiana, attese, paure, ironia.
Conclusione
La Folgore è un’epopea di giovani italiani gettati in una guerra più grande di loro. Ironia della storia: un’unità nata per audaci operazioni aeree ha brillato in una difesa statica e disperata, dove il “fulmine” è diventato roccia.
Non vinsero la guerra, ma conquistarono il rispetto del nemico e un posto nella memoria collettiva.
Come scrisse Bechi Luserna:
«Fra le sabbie non più deserte, sono qui di presidio per l’eternità i ragazzi della Folgore… Viandante, arrestati e riverisci.»
❓ FAQ Divisione Folgore
1. Cos’era la Divisione Folgore? La 185ª Divisione Fanteria “Folgore” era un’unità d’élite di paracadutisti italiani, costituita nel 1941 a Tarquinia. Preparata per l’invasione di Malta, fu impiegata come fanteria leggera in Nord Africa tra il 1942 e il 1943.
2. Quando fu creata la Divisione Folgore e perché? Fu ufficialmente costituita il 1° settembre 1941 per operazioni aviotrasportate, in particolare l’Operazione C3 (conquista di Malta). Dopo le vittorie di Rommel, venne dirottata in Africa Settentrionale.
3. Quali furono le battaglie principali della Folgore? Alam el Halfa (agosto‑settembre 1942) e soprattutto la Seconda Battaglia di El Alamein (23 ottobre – 6 novembre 1942), dove resistette eroicamente sul settore sud contro forze britanniche superiori.
4. Perché la Folgore è considerata leggendaria nonostante la sconfitta? Per il coraggio dimostrato contro carri armati e divisioni nemiche con armamento leggero. I paracadutisti inflissero perdite pesanti e non alzarono mai bandiera bianca, guadagnando rispetto anche dal nemico.
5. Quanti uomini aveva la Divisione Folgore e quanti sopravvissero a El Alamein? Arrivò in Africa con circa 5.000‑6.500 uomini. Alla resa del 6 novembre 1942 rimasero solo circa 300‑340 superstiti.
6. È vera la frase di Churchill o di Radio Londra sulla Folgore? Molte frasi celebri sono apocrife o propaganda post‑bellica, come dimostrato da ricerche storiche. Tuttavia, il generale britannico Hughes riconobbe pubblicamente il valore dei paracadutisti italiani.
7. Cosa significa il nome “Folgore”? Deriva dal motto “Come folgore sempre e dovunque”, simbolo di rapidità e potenza d’urto delle truppe aviotrasportate.
8. Che fine fece la Divisione Folgore dopo El Alamein? I superstiti furono riorganizzati in un battaglione che combatté in Tunisia nel 1943. La divisione fu ufficialmente sciolta nel dicembre 1942.
9. Quali armi usavano i paracadutisti della Folgore? Fucili mitragliatori, mortai da 81 mm e cannoni controcarro da 47/32, considerati leggeri ma usati con grande abilità. Integravano con mine, bottiglie incendiarie e combattimento ravvicinato.
10. Dove si trova oggi il ricordo della Folgore? Al Sacrario Militare Italiano di El Alamein riposano migliaia di caduti. La tradizione continua nella moderna Brigata Paracadutisti “Folgore”.
Fonti principali: siti ufficiali Esercito Italiano, RegioEsercito.it, articoli storici da Italia Coloniale, Difesa Online e resoconti di testimoni, evitando ricostruzioni mitologiche non verificate.




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