Erwin Rommel

La Vera Storia Semi-Ironica del Volpe del Deserto | Biografia Completa Senza Miti Inutili



Erwin Johannes Eugen Rommel nacque il 15 novembre 1891 a Heidenheim an der Brenz, nel Württemberg, una di quelle zone della Germania meridionale dove la gente preferisce contare le patate piuttosto che sognare conquiste imperiali. Figlio di un insegnante di matematica (anche lui di nome Erwin) e di Helene von Luz, non proveniva da una famiglia di militari prussiani con baffi a manubrio e spade al fianco. Era il terzo di cinque figli: un fratello maggiore morto piccolo, una sorella prediletta insegnante d’arte, e due fratelli minori che finirono rispettivamente dentista e cantante d’opera. Un pedigree impeccabile per diventare, un giorno, il generale più fotografato della Wehrmacht.

Da ragazzo mostrava talento per la matematica e una passione sospetta per l’ingegneria aeronautica. Sognava di lavorare alle fabbriche Zeppelin. Ma il padre, con quella dolcezza tipica dei padri tedeschi dell’epoca, lo convinse che l’esercito era una scelta più solida. Così, nel 1910, a 18 anni, Erwin si ritrovò Fahnenjunker nel 124° Reggimento di Fanteria del Württemberg a Weingarten. Non proprio il sogno di ogni ragazzo con la testa tra le nuvole, ma almeno non doveva più costruire alianti di legno in cortile.

Alla scuola ufficiali di Danzica incontrò Lucia “Lucie” Maria Mollin, di origine polacco-italiana, che sposò nel 1916. Nel frattempo, però, aveva già messo al mondo una figlia illegittima, Gertrud, con una venditrice di frutta di nome Walburga Stemmer. La bambina fu presentata ufficialmente come “nipote”. Classico. Rommel sapeva già come gestire le relazioni pubbliche familiari prima ancora di diventare famoso.

La Prima Guerra Mondiale: Dove Imparò che Attaccare di Scatto Funziona

Quando scoppiò la Grande Guerra, Rommel era un giovane tenente di fanteria. Sul fronte occidentale si fece notare subito per coraggio e, diciamolo, una certa dose di temerarietà. Nel settembre 1914 fu ferito e ottenne la Croce di Ferro di seconda classe. Poi passò al Battaglione da Montagna del Württemberg, parte dell’Alpenkorps, e lì trovò il suo ambiente ideale: terreni difficili, manovre rapide e colpi di sorpresa.

Il momento di gloria arrivò a Caporetto, nell’ottobre 1917. Rommel guidò un’avanzata profonda contro le linee italiane vicino al Monte Matajur, catturando migliaia di prigionieri (si parla di oltre 8.000 secondo alcune stime) con perdite minime. Per questo ricevette la Pour le Mérite, la più alta decorazione militare prussiana. Non male per un ragazzo che avrebbe preferito costruire dirigibili. Le sue tattiche? Penetrazione rapida, fuoco di copertura, aggiramento. Già allora odiava restare indietro a guardare. Preferiva stare in prima linea, dove il rischio di prendere una pallottola era più alto, ma anche la possibilità di fare bella figura.

Alla fine della guerra era capitano. La sconfitta della Germania non lo mandò in crisi esistenziale: rimase nell’esercito ristretto della Reichswehr e si dedicò all’addestramento. Scrisse addirittura un libro, Infanterie greift an (La fanteria attacca), basato sulle sue esperienze. Un manuale pratico che diventò popolare tra gli ufficiali. Rommel non era un teorico da tavolino: era il tipo che ti spiega come prendere una collina mentre ti porta a fare una corsa sotto la pioggia.

Tra le Due Guerre: Il Soldato Applica, Non Politicizza (Troppo)

Negli anni della Repubblica di Weimar, Rommel evitò di mescolarsi troppo con i gruppi paramilitari e le avventure politiche. Preferì restare con le truppe, addestrare ufficiali e costruire una reputazione di istruttore serio e pratico. Nel 1937 il suo libro gli diede una certa notorietà. Quando i nazisti salirono al potere, Rommel, come molti ufficiali, giurò fedeltà. Non era un ideologo fanatico, ma nemmeno un oppositore dichiarato. Ammirava i successi iniziali di Hitler sul piano militare, pur mantenendo una certa distanza dalle parti più sporche del regime. Un equilibrio comodo, fino a quando non lo fu più.

Nel 1938 comandò l’accademia di Wiener Neustadt. Poi arrivò il 1939 e tutto cambiò.

Francia 1940: La “Divisione Fantasma”

Nel maggio 1940 Rommel comandava la 7ª Divisione Panzer. Durante la campagna di Francia, la sua divisione avanzò così rapidamente attraverso le Ardenne e oltre la Mosa che i francesi e i britannici faticavano a capire dove fosse. La chiamarono “Divisione Fantasma”. Rommel guidava spesso dalla prima linea, a bordo di un veicolo comando, ignorando le convenzioni che volevano i generali al sicuro dietro. Catturò migliaia di prigionieri e avanzò con una velocità che lasciò di stucco anche i suoi superiori.

La campagna di Francia gli diede fama e promozioni. Hitler lo notò. E quando gli italiani in Nord Africa iniziarono a prendere botte dai britannici, qualcuno pensò: “Perché non mandare quel tipo energico là sotto?”

Nord Africa: Benvenuto nel Deserto, Volpe



Nel febbraio 1941 Rommel arrivò a Tripoli al comando di quello che sarebbe diventato l’Afrika Korps: inizialmente due divisioni (una leggera e una corazzata). Gli ordini erano di stare sulla difensiva e aiutare gli italiani. Rommel, però, aveva altre idee. Appena arrivato, salì su un aereo per un volo di ricognizione e decise che la miglior difesa era l’attacco.

Nel marzo 1941 attaccò El Agheila, poi Mersa Brega, e in poche settimane riconquistò gran parte della Cirenaica. I britannici, sorpresi, si ritirarono. Rommel assediò Tobruk, ma non riuscì a prenderla al primo tentativo. La fortezza resistette per mesi, difesa dagli australiani e altri che i tedeschi chiamavano ironicamente “ratti di Tobruk”. Nel frattempo, le operazioni britanniche Brevity e Battleaxe furono respinte.

Rommel guadagnò il soprannome di “Desert Fox” (Volpe del Deserto) sia dagli amici sia dai nemici. Churchill stesso lo elogiò pubblicamente, forse per giustificare le difficoltà britanniche. La propaganda tedesca lo trasformò in una star. Foto con gli occhiali da sole, la sciarpa, lo sguardo deciso: il generale glamorous della Wehrmacht. Rommel, che non era immune alla vanità, ci stava.

Nel 1942, dopo una serie di rifornimenti, lanciò l’offensiva di Gazala. Fu il suo capolavoro. Con manovre audaci, aggirò le linee britanniche, creò il “Calderone” e inflisse perdite pesanti. Tobruk cadde il 20-21 giugno 1942. Hitler lo promosse immediatamente a Generalfeldmarschall. A 50 anni, era il più giovane maresciallo di campo. Da Heidenheim al bastone da maresciallo in un’unica corsa.

Poi arrivò El Alamein. La prima battaglia (luglio 1942) finì in stallo. La seconda, nel ottobre-novembre, fu un disastro. Montgomery aveva superiorità numerica e di rifornimenti. Rommel, con le linee di rifornimento allungatissime e i porti sotto attacco, non poteva far miracoli. Si ritirò. Poi arrivò l’Operazione Torch: gli americani sbarcarono a ovest. L’Afrika Korps si trovò stretto tra due fronti. Kasserine Pass diede ancora una lezione agli americani inesperti, ma era troppo tardi.

Rommel lasciò l’Africa all’inizio del 1943, malato e deluso. Non tornò più. La campagna nordafricana gli aveva dato fama immortale e una lezione su quanta importanza abbiano i rifornimenti. Puoi essere la volpe più furba del deserto, ma se i camion di benzina non arrivano, resti a piedi.

Normandia e gli Ultimi Mesi: Il Realismo Arriva Tardi

Nel 1943-44 Rommel fu incaricato di migliorare le difese del Vallo Atlantico in Francia. Lavorò sodo: campi minati, ostacoli, fortificazioni. Credeva che l’invasione andasse fermata sulla spiaggia, non nell’entroterra. Quando gli Alleati sbarcarono il 6 giugno 1944, lui era in Germania per il compleanno della moglie. Tornò di corsa. La situazione era già compromessa.

Il 17 luglio 1944 la sua auto fu mitragliata da un aereo alleato. Rommel rimase gravemente ferito: frattura del cranio, ferite al volto. Mentre convalesceva, gli eventi del 20 luglio (il fallito attentato a Hitler) lo coinvolsero indirettamente. I suoi contatti con alcuni ufficiali del complotto e le sue critiche aperte alla conduzione della guerra lo misero in una posizione pericolosa. Aveva scritto a Hitler chiedendo di trarre le conseguenze dalla situazione militare. Non era esattamente il linguaggio che il Führer amava.



Il Mito e l’Uomo

Rommel resta una figura comoda. Per molti alleati del dopoguerra rappresentava il “nemico onorevole”: professionale, non coinvolto nei crimini più orribili del regime (non aveva combattuto sul fronte orientale), capace di vincere con stile. I suoi uomini lo rispettavano perché condivideva i rischi. Scriveva lettere tenere a Lucie (“Mia carissima Lu”). Aveva un figlio, Manfred, che sarebbe diventato sindaco di Stoccarda.

Ma era anche un prodotto del suo tempo: un ufficiale che aveva giurato fedeltà a Hitler, che aveva accettato promozioni e onori, e che solo quando la sconfitta era evidente iniziò a parlare di negoziato. La sua fama fu costruita tanto dalle vittorie quanto dalla propaganda e dalla necessità alleata di spiegare le proprie sconfitte. Era un tattico brillante, soprattutto in situazioni di mobilità e sorpresa. Strategicamente, però, le sue decisioni in Africa contribuirono a impegnare risorse tedesche in un teatro secondario mentre sul fronte orientale si decideva tutto.

La biografia di Rommel è piena di contraddizioni: il ragazzo che voleva costruire Zeppelin e finì a comandare panzer; il padre di famiglia che presentava la figlia illegittima come nipote; il generale che ammirava Hitler e poi gli diceva che la guerra era persa; il “cavaliere del deserto” in un conflitto che di cavalleresco aveva ben poco.

Alla fine, Erwin Rommel rimane il Volpe del Deserto: un uomo che corse più veloce di quasi tutti, finché la benzina non finì. E quando la storia gli chiese il conto, non fu il deserto a rivendicarlo, ma le stesse strutture di potere che lo avevano elevato. Un’ironia abbastanza amara da meritare almeno un sorriso storto, se non proprio una risata.

FAQ

1. Chi era Erwin Rommel?Johannes Erwin Eugen Rommel (1891-1944) è stato uno dei più celebri generali tedeschi della Seconda Guerra Mondiale. Servì nell'esercito imperiale tedesco nella Prima Guerra Mondiale, poi nella Wehrmacht durante la Seconda. È famoso soprattutto per la campagna in Nord Africa al comando dell'Afrika Korps. 2. Perché è chiamato "Volpe del Deserto"?Per le sue audaci e imprevedibili tattiche di guerra nel deserto della Libia e dell'Egitto tra il 1941 e il 1943. Riuscì a infliggere pesanti sconfitte agli Alleati nonostante risorse limitate, guadagnandosi il rispetto anche dei nemici (tra cui Winston Churchill). 3. Quali sono i suoi successi principali?
  • Prima Guerra Mondiale: Si distinse in battaglie in Francia, Romania e Italia, guadagnando la Pour le Mérite (la massima onorificenza tedesca).
  • 1940: Comandò la 7ª Divisione Panzer in Francia con grande successo.
  • 1941-1943: In Nord Africa respinse gli inglesi e avanzò fino a El Alamein.
  • Innovatore delle tattiche corazzate (blitzkrieg).
4. Rommel era nazista?È un tema dibattuto. Era un ufficiale di carriera leale a Hitler inizialmente e beneficiò del regime, ma non era un membro del partito nazista. Molti storici parlano del "mito di Rommel": venne dipinto come un generale "apolitico" e "cavalleresco", ma in realtà servì il regime con convinzione fino a un certo punto. Non ci sono prove dirette del suo coinvolgimento in crimini di guerra o nell'Olocausto, ma comandò forze nel contesto del regime nazista. 5. Qual era il suo rapporto con Hitler?Inizialmente ottimo: Hitler apprezzava Rommel e lo promosse. Rommel però criticò le scelte strategiche (soprattutto in Africa e in Normandia). Dopo il fallito attentato del 20 luglio 1944, venne sospettato di complicità con i congiurati. 6. Come è morto Rommel?Il 14 ottobre 1944 venne costretto al suicidio con una capsula di cianuro. Hitler gli offrì questa "uscita" per evitare un processo pubblico e salvare la famiglia da ritorsioni. Ufficialmente venne annunciata una morte per complicazioni di ferite riportate in Normandia. Aveva 52 anni. 7. Rommel partecipò davvero al complotto del 20 luglio?Le prove sono indirette e controverse. Probabilmente era a conoscenza di qualcosa e condivideva critiche al regime, ma non fu tra gli organizzatori principali. Il "mito di Rommel" ne ha amplificato il ruolo di oppositore. 8. Era un generale "cavalleresco"?Nella campagna nordafricana trattò spesso bene i prigionieri e rispettò alcune regole di guerra ("guerra senza odio"). Tuttavia, la campagna non fu "pulita" come dice il mito: ci furono crimini contro popolazioni ebraiche locali e altri abusi, anche se non direttamente imputabili a lui.9. Famiglia e vita privataSposato con Lucie Mollin dal 1916, ebbero un figlio, Manfred Rommel (1928-2013), che divenne sindaco di Stoccarda per molti anni. Rommel era descritto come un marito devoto e padre affettuoso. 10. Perché è ancora così famoso e controverso?Rommel rappresenta il classico esempio di "buon soldato" in un regime malvagio. Gli Alleati stessi contribuirono a creare la sua leggenda per riabilitare la Germania Ovest durante la Guerra Fredda. Oggi gli storici distinguono tra le sue capacità militari indiscusse e il contesto politico in cui operò. 

Fonte : Knight's Cross: A Life of Field Marshal Erwin Rommel
di David Fraser (1993)

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