Campagna d’Africa 1942: l’anno in cui Rommel arrivò quasi a Cairo e poi dovette tornare indietro di corsa

Dal gennaio al dicembre 1942 il deserto libico ed egiziano vide il Desert Fox al massimo dello splendore… e poi al minimo della benzina.

Il 1942 in Nordafrica è uno di quegli anni che sembrano scritti da uno sceneggiatore con un debole per i colpi di scena. Inizia con Erwin Rommel che sembra invincibile, prosegue con i britannici che corrono verso il Cairo più veloci di quanto vorrebbero, e finisce con lo stesso Rommel che ripiega verso ovest mentre gli anglo-americani sbarcano alle sue spalle. Tra una tempesta di sabbia e l’altra si combatte, si catturano depositi di benzina altrui, si perdono intere divisioni corazzate e si scopre che nel deserto la logistica conta più del genio tattico.

Rommel nel suo veicolo di comando (Sd.Kfz. 250) – giugno 1942, zona Bir Hakeim



Ecco com’è andata, mese per mese, senza troppo romanticismo e con un po’ di quella ironia che il deserto stesso sembra richiedere.

Gennaio–febbraio: Rommel riparte e i britannici si accorgono tardi

All’inizio del 1942 la situazione sembrava favorevole agli Alleati. L’operazione Crusader della fine del 1941 aveva spinto le forze italo-tedesche indietro fino a El Agheila. Poi, come spesso accadeva in quel teatro, le linee di rifornimento britanniche si erano allungate troppo e le perdite non erano state rimpiazzate in tempo.

Il 21 gennaio Rommel, che aveva ricevuto qualche rinforzo e soprattutto una buona dose di ottimismo, lancia un’offensiva a sorpresa. I britannici sono colti impreparati. In pochi giorni gli italo-tedeschi riprendono Agedabia, poi Bengasi (29 gennaio). Entro i primi di febbraio il fronte si stabilizza sulla linea Gazala–Bir Hakeim, a ovest di Tobruk. I britannici si scavarono dentro, i tedeschi e gli italiani si riorganizzarono. Per quasi quattro mesi si guardarono in cagnesco mentre entrambi accumulavano mezzi, uomini e, soprattutto, carburante.

Era il classico preludio desertico: tutti sapevano che prima o poi qualcuno avrebbe attaccato, ma nessuno voleva farlo troppo presto.

Maggio–giugno: Gazala, il “Calderone” e la caduta di Tobruk

Il 26 maggio 1942 Rommel passa all’azione. L’operazione si chiama Venezia (o Theseus, a seconda delle fonti). Invece di attaccare frontalmente la linea minata di Gazala, manda le sue forze corazzate a sud, aggirando Bir Hakeim, difesa tenacemente dai francesi liberi del generale Kœnig. Per giorni i francesi reggono, dando tempo ai britannici di reagire… o almeno di provarci.

Quel che segue è un caos di panzer, Crusader, Grant e mine. I tedeschi finiscono temporaneamente intrappolati in quella che viene chiamata “il Calderone” (the Cauldron). I britannici hanno l’occasione di chiudere la trappola, ma le contromosse arrivano a pezzi e bocconi, senza coordinamento. Rommel, con la solita capacità di rimanere calmo mentre tutto brucia intorno, riesce a sbloccare la situazione, aprire corridoi nei campi minati e riprendere l’iniziativa.


Afrika Korps vehicle convoy in 1942


Il 13 giugno è un “Sabato Nero” per le forze corazzate britanniche: perdite pesantissime. Il 14 inizia quella che i Tommy chiameranno con amara ironia la “Gazala Gallop”: la ritirata precipitosa verso est. Tobruk resta isolata. Churchill, da Londra, insiste perché sia tenuta a ogni costo. Il 20 giugno Rommel attacca. Il 21 la piazzaforte cade. Circa 32-33.000 prigionieri, enormi quantità di viveri, carburante e veicoli finiscono in mano italo-tedesca. Per i britannici è un disastro secondo solo alla caduta di Singapore. Per Rommel è il momento di gloria massima: Hitler lo promuove feldmaresciallo.

Con i depositi di Tobruk pieni di roba britannica, l’Afrika Korps continua verso est. Mersa Matruh cade a fine giugno. A questo punto Rommel è a meno di 100 chilometri da Alessandria. A Il Cairo si preparano a bruciare i documenti e qualcuno comincia a fare le valigie. Sembra che il Suez e il Medio Oriente stiano per cadere.

Luglio: la Prima Battaglia di El Alamein e il freno a mano

Il 30 giugno–1 luglio le avanguardie tedesche arrivano sulla linea di El Alamein, un tratto di deserto stretto tra il mare e la depressione di Qattara. Qui Claude Auchinleck (che ha ripreso il comando diretto) organizza una difesa mobile e ostinata. Per tutto il mese di luglio si combatte una serie di attacchi e contrattacchi su creste e depressioni dal nome impronunciabile (Ruweisat Ridge, Tel el Eisa, ecc.).

Rommel è a corto di uomini, di mezzi e soprattutto di benzina. Le sue truppe sono esauste dopo mesi di avanzata. Auchinleck non riesce a spezzare il fronte italo-tedesco, ma riesce a fermarlo. La Prima Battaglia di El Alamein non è una grande vittoria tattica per nessuno, ma strategicamente è il momento in cui l’onda lunga di Rommel si esaurisce. Il Desert Fox non entrerà a Il Cairo.

Churchill, non soddisfatto, arriva in Oriente in agosto e cambia i comandanti: Alexander al posto di Auchinleck come comandante in capo, e un certo Bernard Montgomery a capo dell’Ottava Armata.

Agosto–settembre: Alam el Halfa, l’ultimo assalto di Rommel

Montgomery arriva e fa subito capire che le cose sarebbero cambiate. Niente più attacchi affrettati. Solo quando tutto è pronto. Nel frattempo fortifica, ammassa rifornimenti e prepara i suoi uomini all’idea che il prossimo scontro sarebbe stato decisivo.

Rommel, consapevole che il tempo giocava contro di lui (i rifornimenti alleati miglioravano, i suoi no), tenta un’ultima offensiva a fine agosto: la battaglia di Alam el Halfa (30 agosto – 2 settembre). Cerca di aggirare a sud e prendere alle spalle le posizioni britanniche. Montgomery lo aspetta su terreno preparato, con artiglieria e aerei pronti. L’attacco si esaurisce rapidamente. Rommel, a corto di carburante e sotto i continui attacchi della Desert Air Force, deve rinunciare. È la sua ultima vera offensiva in Africa.

Poco dopo Rommel, malato, lascia temporaneamente il comando e torna in Europa per cure. Al suo posto resta Georg Stumme.


Bernard Law Montgomery 1942


Ottobre–novembre: la Seconda Battaglia di El Alamein

Il 23 ottobre 1942, alle 21:40, più di mille cannoni dell’Ottava Armata aprono il fuoco. Inizia l’operazione Lightfoot, la Seconda Battaglia di El Alamein. Montgomery ha preparato tutto con cura maniacale: superiorità numerica, superiorità di carri (tra cui i nuovi Sherman americani), superiorità aerea e un piano che prevede di “sbriciolare” prima le fanterie e i campi minati, poi far passare le corazzate.

I primi giorni sono durissimi. I campi minati tedeschi e italiani sono più densi del previsto. I progressi sono lenti e costosi. Il 25 ottobre Stumme muore di infarto durante un sopralluogo. Rommel, richiamato d’urgenza dalla Germania, riprende il comando. Cerca di riorganizzare la difesa e lanciare contrattacchi, ma la situazione logistica è disperata: poca benzina, pochi carri efficienti, munizioni contate.

Il 1-2 novembre Montgomery lancia la fase successiva, Supercharge. Questa volta la penetrazione riesce. Il 4 novembre il fronte italo-tedesco crolla. Rommel ordina la ritirata, nonostante un messaggio di Hitler che imponeva di “resistere fino alla morte”. Le forze dell’Asse cominciano il lungo ripiegamento verso ovest.

Novembre–dicembre: la ritirata e l’arrivo degli americani

Mentre Rommel indietreggia attraverso la Cirenaica, l’8 novembre gli anglo-americani sbarcano in Marocco e Algeria (operazione Torch). Ora l’Afrika Korps e le divisioni italiane si trovano con un nuovo fronte alle spalle. Tobruk viene ripresa dagli Alleati il 13 novembre, Bengasi il 20. A metà dicembre le forze dell’Asse sono di nuovo nei pressi di El Agheila, da dove erano partite a gennaio. Il cerchio, in un certo senso, si chiude.

Il 1942 finisce con Rommel che cerca di salvare quel che resta della sua armata, mentre da ovest avanzano gli americani e da est preme Montgomery. L’anno del massimo splendore del Desert Fox si chiude con la prospettiva di una guerra su due fronti in un teatro dove i rifornimenti non sono mai bastati.

Aneddoti e curiosità del 1942 desertico

  • A Tobruk i tedeschi catturarono talmente tanti veicoli britannici che, secondo alcune stime, all’epoca dell’avanzata verso El Alamein circa l’80% dei mezzi di trasporto dell’Afrika Korps era di origine inglese. Rommel avanzava letteralmente a spese del nemico.
  • I soldati britannici avevano talmente tanta stima (e paura) di Rommel che Auchinleck dovette emanare un ordine in cui raccomandava di non mitizzarlo: “Rommel non è un essere sovrumano”. Il documento, naturalmente, finì quasi subito nelle mani dei tedeschi.
  • Montgomery teneva un ritratto di Rommel nel suo caravan di comando. Diceva che lo aiutava a ragionare su cosa avrebbe fatto l’avversario. Qualcuno lo considerava eccentrico; lui rispondeva che essere considerati matti era quasi un complimento.
  • Durante la battaglia di Gazala, quando i tedeschi erano chiusi nel “Calderone” e a corto d’acqua, un ufficiale britannico prigioniero si lamentò della razione. Rommel rispose che stava ricevendo esattamente la stessa quantità: mezza tazza.
  • La caduta di Tobruk provocò una crisi politica a Londra. Churchill dovette affrontare un voto di sfiducia (che vinse, ma con un certo nervosismo).
  • A El Alamein i britannici usarono per la prima volta in modo massiccio i carri Sherman americani, arrivati in gran fretta. La loro presenza cambiò i rapporti di forza in fatto di potenza di fuoco.
  • Rommel, nonostante la fama di “guerra senza odio” (Krieg ohne Hass), operava comunque all’interno di un sistema che prevedeva, dietro le linee, unità speciali con compiti ben diversi. La mitologia del Desert Fox “cavalleresco” è in parte costruita a posteriori.
  • Le tempeste di sabbia erano così frequenti e violente che interi combattimenti si interrompevano perché nessuno riusciva a vedere oltre pochi metri. Qualche volta la natura riusciva a imporre una tregua che i generali non volevano.


Considerazioni finali

Il 1942 in Nordafrica è la parabola perfetta di Rommel e della guerra nel deserto. Nei primi sei mesi il genio tattico, l’audacia e la capacità di sfruttare le debolezze avversarie portano l’Asse a un passo dal Suez. Nei secondi sei mesi la realtà logistica, la superiorità industriale alleata, l’arrivo di nuovi comandanti e di nuovi mezzi, e infine lo sbarco in Nordafrica occidentale, ribaltano completamente la situazione.

Rommel aveva dimostrato di saper vincere battaglie con forze inferiori. Non riuscì a vincere una campagna in cui i rifornimenti arrivavano a singhiozzo attraverso un Mediterraneo controllato sempre più dagli Alleati. Montgomery, al contrario, dimostrò che a volte la vittoria va a chi aspetta di avere tutti i vantaggi possibili prima di attaccare.

Alla fine del 1942 il deserto aveva cambiato padrone. E il 1943 avrebbe portato la guerra in Tunisia, dove la vicenda nord-africana si sarebbe conclusa definitivamente.

Un anno di avanzate fulminee, ritirate precipitosi, carri bruciati, taniche di benzina contese e generali che, a modo loro, hanno lasciato il segno. Il tutto sotto un sole che non faceva sconti a nessuno.


FAQ – Campagna d’Africa 1942

1. Quando Rommel lanciò la sua offensiva del 1942? Il 21 gennaio 1942, sorprendendo le forze britanniche e riconquistando rapidamente buona parte della Cirenaica.

2. Quando cadde Tobruk? Il 21 giugno 1942, dopo un attacco rapido. Fu una delle peggiori sconfitte britanniche della guerra.

3. Perché Rommel si fermò a El Alamein a luglio? Esaurimento delle truppe, scarsità di carburante e una difesa britannica più organizzata sotto Auchinleck.

4. Chi comandava l’Ottava Armata a El Alamein in ottobre? Bernard Montgomery, nominato in agosto al posto dei precedenti comandanti.

5. Quando iniziò la Seconda Battaglia di El Alamein? Nella notte del 23 ottobre 1942, con un massiccio bombardamento di artiglieria.

6. Cosa cambiò con lo sbarco di Torch? L’8 novembre 1942 gli anglo-americani sbarcarono in Marocco e Algeria, aprendo un secondo fronte alle spalle di Rommel e costringendo le forze dell’Asse a combattere su due direzioni.

FONTI:

  • Britannica – North Africa campaigns https://www.britannica.com/event/North-Africa-campaigns Resoconto chiaro e dettagliato di tutto l’arco 1940-1943, con particolare attenzione al 1942 (Gazala, Tobruk, El Alamein).
  • National Army Museum (UK) – The struggle for North Africa, 1940-43 https://www.nam.ac.uk/explore/struggle-north-africa-1940-43 Sintesi ufficiale britannica, molto attendibile su comandi, battaglie e contesto.
  • Commenti

    Post più popolari