Reggiane Re.2000 Falco: il caccia italiano che gli italiani non vollero e gli altri usarono volentieri

Un monoplano moderno, maneggevole e con serbatoi integrati nelle ali. La Regia lo snobbò. Ungheresi e svedesi lo apprezzarono. Storia di un aereo che ebbe più fortuna all’estero che in patria.



Alla fine degli anni Trenta la Regia Aeronautica cercava un nuovo caccia monoplano. Tra i vari progetti presentati spuntò quello delle Officine Reggiane, controllate dal gruppo Caproni. A disegnarlo furono principalmente Roberto Longhi (che aveva passato un periodo negli Stati Uniti e aveva studiato da vicino i caccia americani) e Antonio Alessio. Il risultato fu il Re.2000, battezzato Falco.

Il prototipo volò per la prima volta il 24 maggio 1939 a Reggio Emilia, ai comandi di Mario De Bernardi. Era un monoplano ad ala bassa interamente metallico, con carrello retrattile, abitacolo chiuso e un’ala a cinque longheroni che conteneva i serbatoi di carburante integrati. Motore: un Piaggio P.XI RC.40 radiale da circa 1000 cavalli. Prestazioni discrete per l’epoca: velocità massima intorno ai 530 km/h, buona manovrabilità e un’autonomia interessante.

Sulla carta sembrava promettente. Nella pratica la commissione della Regia Aeronautica lo giudicò in modo freddo. I serbatoi integrali nelle ali non convincevano (si temevano perdite e vulnerabilità), il motore Piaggio non era il massimo dell’affidabilità e, in generale, si preferirono altri tipi già in produzione o più “ortodossi”. Il Re.2000 non vinse il concorso. La Regia ne prese solo una manciata, quasi per necessità o per sperimentazione. Il grosso della produzione finì all’estero.

Utilizzatori e impiego bellico

Italia – Regia Aeronautica e Regia Marina Gli esemplari italiani furono pochi (intorno alla trentina, a seconda delle fonti). Furono assegnati soprattutto alla 377ª Squadriglia Autonoma Caccia Terrestre, che operò dalla Sicilia e dal Nordafrica. Compiti principali: scorta a convogli, intercettazioni e qualche incursione su Malta con piccole bombe (spezzoni). Grazie all’autonomia superiore rispetto ad altri caccia monomotore italiani dell’epoca, riusciva a spingersi più lontano. Esistette anche una versione “Grande Autonomia” e una versione catapultabile per le navi da battaglia della classe Littorio (Roma, Vittorio Veneto, Italia). Questi ultimi furono imbarcati in numero ridottissimo e non ebbero un ruolo operativo significativo prima dell’Armistizio.

In pratica, per la Regia il Re.2000 restò un aereo di seconda linea o di complemento. Non entrò mai in produzione di massa per l’Italia.

Ungheria – Héja Qui le cose andarono diversamente. Gli ungheresi ordinarono 70 esemplari e acquisirono anche la licenza di costruzione. In Ungheria il Re.2000 divenne l’Héja (“Sparviero”). La MÁVAG ne costruì poi una versione migliorata (Héja II) con motore di produzione locale e mitragliatrici Gebauer. In totale, tra quelli importati e quelli costruiti su licenza, si superarono i 250-280 esemplari (le cifre variano leggermente).

Gli Héja combatterono sul Fronte Orientale a partire dal 1941. Furono usati per scorta, intercettazione e superiorità aerea contro l’aviazione sovietica. Ottennero diverse vittorie (alcuni piloti divennero assi su questo tipo) e si dimostrarono abbastanza efficaci contro i caccia e i bombardieri sovietici dell’epoca, almeno fino all’arrivo in massa dei tipi più moderni. Con l’arrivo dei Bf 109 tedeschi furono progressivamente relegati a compiti di difesa del territorio e addestramento.



Svezia – J 20 La Svezia neutrale ne acquistò 60 esemplari, che entrarono in servizio come J 20. Furono usati principalmente per la sorveglianza dello spazio aereo svedese e per intercettare aerei (sia dell’Asse sia Alleati) che sconfinavano. In un paese neutrale e con un clima rigido, il Re.2000 si comportò discretamente, anche se la manutenzione non era sempre semplice. Restarono in servizio fino a dopo la fine della guerra (alcuni fino al 1945-46).

Altri paesi (come la Jugoslavia) mostrarono interesse, ma lo scoppio della guerra impedì ulteriori forniture.

Aneddoti e curiosità

  • Il Re.2000 assomigliava abbastanza al Seversky P-35 americano. Non era un caso: Longhi aveva studiato proprio quel tipo di aereo durante il suo soggiorno negli Stati Uniti.
  • I serbatoi integrali nelle ali, criticati dalla Regia, erano in realtà una soluzione moderna e permettevano di risparmiare peso e spazio. Altri paesi non ebbero le stesse remore.
  • La Gran Bretagna, prima dell’entrata in guerra dell’Italia, aveva mostrato interesse e addirittura negoziato un ordine. Ovviamente non se ne fece nulla.
  • In Ungheria l’Héja divenne uno dei caccia più importanti della prima fase della guerra sul fronte orientale. Non era un Messerschmitt, ma per un’aeronautica di medie dimensioni faceva il suo lavoro.
  • La versione catapultabile italiana è una delle curiosità meno note: pochi esemplari imbarcati su navi da battaglia, quasi mai usati operativamente in combattimento.
  • Nonostante le critiche iniziali, il progetto base del Re.2000 si rivelò solido. Con motore tedesco Daimler-Benz divenne il Re.2001, decisamente più apprezzato, e poi evolvette nel Re.2005 Sagittario, uno dei migliori caccia italiani della guerra.
  • VersioneMotorePotenzaVelocità maxArmamentoNote principaliEsemplari (circa)
    Re.2000 PrototipoPiaggio P.XI RC.40~1.000 CV~530 km/h2×12,7 mmPrimo volo 24 maggio 19391-2
    Re.2000 Serie IPiaggio P.XI RC.401.000 CV530 km/h2×12,7 mm Breda-SAFATVersione base di produzione~70-80
    Re.2000 GA (Grande Autonomia)Piaggio P.XI RC.401.000 CV~520-530 km/h2×12,7 mmSerbatoi aggiuntivi, maggiore autonomia~20-25
    Re.2000 CatapultabilePiaggio P.XI RC.401.000 CV~520 km/h2×12,7 mmVersione imbarcata per navi da battaglia~8-10
    Héja I (Ungheria)Piaggio P.XI (o equivalente)1.000 CV~530 km/h2×12,7 mmEsemplari forniti dall’Italia70
    Héja II (Ungheria)WMK-14B (Gnome-Rhône su licenza)1.085 CV~530-540 km/h2×12,7 mm GebauerVersione costruita su licenza in Ungheria180-200
    J 20 (Svezia)Piaggio P.XI RC.401.000 CV~530 km/h2×12,7 mmVersione per l’aeronautica svedese60

Dati dimensionali comuni (quasi tutte le versioni)

  • Apertura alare: 11,00 m
  • Lunghezza: 7,99 – 8,20 m
  • Altezza: 3,10 – 3,20 m
  • Superficie alare: 20,40 m² circa
  • Peso a vuoto: 2.080 – 2.200 kg
  • Peso massimo al decollo: 2.850 – 3.000 kg
  • Tangenza pratica: 10.000 – 11.000 m
  • Autonomia: 1.000 – 1.300 km (fino a oltre 1.400 km nelle versioni GA)




Considerazioni finali

Il Reggiane Re.2000 è il classico esempio di aereo “giusto al momento sbagliato” per il paese che lo aveva progettato. Tecnicamente era moderno, maneggevole e con buone prospettive di sviluppo. Politicamente e burocraticamente non convinse la Regia Aeronautica, che preferì continuare con tipi già in produzione o ritenuti più affidabili.

Il risultato fu paradossale: mentre in Italia restava un aereo di nicchia, in Ungheria e in Svezia trovò impieghi concreti e apprezzamento. Gli ungheresi lo usarono in guerra vera e propria, gli svedesi lo tennero in servizio per anni in un contesto di neutralità armata.

Alla fine il Re.2000 non cambiò le sorti di nessuna campagna. Restò un caccia di transizione, capace ma non rivoluzionario, che pagò lo scotto di essere arrivato in un momento in cui l’industria aeronautica italiana aveva già fatto le sue scelte. Eppure, guardandolo oggi, si ha l’impressione che potesse dare di più. Bastava che qualcuno a Roma avesse avuto un po’ più di fiducia nei serbatoi integrali e nel progetto Longhi-Alessio.

Invece finì per essere ricordato soprattutto come il caccia che gli italiani non vollero e che altri, con meno pregiudizi, usarono volentieri. Non la peggior fine per un aereo, tutto sommato.


FAQ – Reggiane Re.2000 Falco

1. Quando volò per la prima volta? Il 24 maggio 1939.

2. Perché la Regia Aeronautica non lo adottò in massa? Perplessità sui serbatoi integrali nelle ali, scarsa fiducia nel motore Piaggio e preferenza per altri progetti già in produzione.

3. Quali paesi lo usarono principalmente? Ungheria (come Héja, anche costruito su licenza) e Svezia (come J 20). L’Italia ne impiegò solo un numero limitato.

4. Combatté sul Fronte Orientale? Sì, con l’aviazione ungherese, dove ottenne diverse vittorie aeree tra il 1941 e il 1943.

5. Esistette una versione imbarcata? Sì, una versione catapultabile per le navi da battaglia italiane, usata in quantità minima.

6. Quanti esemplari furono prodotti in totale? Intorno ai 160 in Italia + oltre 180-200 costruiti su licenza in Ungheria (le cifre variano leggermente a seconda delle fonti).

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