Reggiane Re.2001 Falco II: il caccia italiano che poteva competere (ma ne produssero troppi pochi)
Evoluzione del Re.2000 con motore tedesco, maneggevole come pochi, usato su Malta e nel Mediterraneo. Storia di un aereo valido arrivato in ritardo e in quantità insufficienti.
Nel panorama dei caccia italiani della Seconda guerra mondiale il Reggiane Re.2001 occupa un posto particolare. Non fu il più famoso (quel primato spetta al Macchi C.202), né il più numeroso, né quello con la carriera più lunga. Fu però uno degli aerei meglio riusciti della Regia Aeronautica: robusto, maneggevole e capace di tenere testa, in determinate condizioni, anche agli Spitfire Mk V. Peccato che ne furono costruiti così pochi da rendere quasi irrilevante il suo potenziale.
Dalle Officine Reggiane al motore tedesco
Le Officine Meccaniche Reggiane di Reggio Emilia, controllate dalla Caproni, avevano già prodotto il Re.2000 “Falco”, un monoplano ad ala bassa interamente metallico progettato da Roberto Longhi e Antonio Alessio. Il Re.2000 aveva qualità di volo interessanti ma soffriva di due limiti importanti: i serbatoi alari non protetti (semplici vani stagni tra i longheroni) e un motore radiale Piaggio non all’altezza delle aspettative.
Quando nell’estate del 1939 l’Italia ottenne alcuni motori tedeschi Daimler-Benz DB 601 a V rovesciata raffreddati a liquido, Longhi e Alessio non persero tempo. Installarono il propulsore sul disegno del Re.2000, modificarono la fusoliera anteriore e realizzarono il prototipo del Re.2001. Il primo volo avvenne nel luglio 1940 (pilota collaudatore Pietro Scapinelli). Le prove a Guidonia diedero risultati incoraggianti: velocità intorno ai 545-560 km/h a quota media, ottima manovrabilità e comportamento in volo giudicato superiore a molti contemporanei italiani.
Il Ministero dell’Aeronautica convertì l’ordine pendente di Re.2000 in Re.2001 e ne commissionò diverse centinaia. Sulla carta doveva diventare uno dei caccia principali della Regia. Nella pratica la produzione si rivelò lenta e costosa.
Caratteristiche tecniche e varianti
Il Re.2001 era un monoplano ad ala bassa a sbalzo, struttura interamente metallica, carrello retrattile (ruotino di coda fisso sulle versioni di serie). Il motore era l’Alfa Romeo RA 1000 RC.41 “Monsone”, versione prodotta su licenza del DB 601, capace di 1.175 CV al decollo. Prestazioni tipiche:
- Velocità massima: circa 545 km/h a 5.470 m
- Tangenza pratica: intorno agli 11.000 m
- Autonomia: circa 1.040 km
- Armamento base: due mitragliatrici Breda-SAFAT da 12,7 mm in fusoliera e due da 7,7 mm nelle ali
Le principali versioni furono:
- Re.2001 caccia (serie standard)
- Re.2001 CB (Caccia Bombardiere): predisposto per una bomba ventrale fino a 250 kg
- Re.2001 CN (Caccia Notturno): alcuni esemplari con cannoni da 20 mm in gondole subalari
- Re.2001 OR (Organizzazione Roma): versione imbarcata destinata alle portaerei Aquila e Sparviero, con gancio di appontaggio e leggeri (circa una dozzina di esemplari)
- Varianti sperimentali (Delta con motore Isotta Fraschini, bis con radiatori annegati nell’ala, antinave con bomba da 640 kg, silurante)
Versione Motore Potenza Velocità max Armamento fisso Carico bellico Equipaggio Note principali Esemplari (circa) Re.2001 Prototipo Alfa Romeo RA 1000 / DB 601 1.175 CV ~560-563 km/h 2×12,7 mm — 1 Primo volo luglio 1940 (MM.408 / MM.409) 2 Re.2001 Serie (caccia) Alfa Romeo RA 1000 RC.41 “Monsone” 1.175 CV 545 km/h a 5.470 m 2×12,7 mm + 2×7,7 mm — 1 Versione standard da caccia ~100 Re.2001 CB (Caccia Bombardiere) Alfa Romeo RA 1000 RC.41 1.175 CV ~530-540 km/h 2×12,7 mm + 2×7,7 mm Bomba ventrale fino a 250 kg 1 Attacco al suolo / cacciabombardiere ~39 Re.2001 CN (Caccia Notturno) Alfa Romeo RA 1000 RC.41 1.175 CV ~530 km/h 2×12,7 mm + 2×20 mm (gondole alari) — 1 Alcuni esemplari con cannoni da 20 mm 30-40 (stime) Re.2001 OR (Organizzazione Roma) Alfa Romeo RA 1000 RC.41 1.175 CV ~530-540 km/h 2×12,7 mm (ridotto) Fino a 600 kg (ventrale + alari) 1 Versione imbarcata per portaerei (ganci) 10-14 Re.2001 GV Alfa Romeo RA 1000 RC.41 1.175 CV ridotta 2×12,7 mm + 2×7,7 mm Bomba antinave da 640 kg 1 Derivata dai CB, pochi esemplari 3 Re.2001 Bis Alfa Romeo RA 1000 1.175 CV simile come serie — 1 Radiatori annegati nel bordo d’attacco alare (sperimentale) 1 Re.2001 Delta Isotta Fraschini Delta inferiore inferiore simile — 1 Motore alternativo sperimentale 1 Re.2001 Fotografico Alfa Romeo RA 1000 1.175 CV simile ridotto o assente Macchine fotografiche 1 Ricognizione fotografica pochi
Dati dimensionali comuni (quasi tutte le versioni)
- Apertura alare: 11,00 m
- Lunghezza: 8,36 m
- Altezza: 3,15 m
- Superficie alare: 20,40 m²
- Peso a vuoto: 2.460 – 2.495 kg
- Peso massimo al decollo: 3.150 – 3.280 kg
- Tangenza pratica: circa 11.000 m
- Autonomia: 1.000 – 1.100 km (a seconda del carico)
Note
I numeri di produzione totali si aggirano tra 237 e 252 esemplari (prototipi inclusi). Le cifre per le versioni secondarie (CN, OR, GV) variano leggermente a seconda delle fonti perché alcuni aerei furono convertiti in corso d’opera.
La produzione totale si attestò intorno ai 237-252 esemplari (le fonti oscillano leggermente), di cui la stragrande maggioranza costruita dalle Reggiane e una piccola parte da Caproni. Numeri ridicoli se confrontati con quelli di Spitfire, Bf 109 o anche del Macchi C.202.
Impiego operativo
I primi esemplari entrarono in servizio tra la fine del 1941 e l’inizio del 1942. Il battesimo del fuoco vero e proprio arrivò nel 1942 sul fronte di Malta e nel Mediterraneo centrale. I piloti italiani apprezzarono subito la maneggevolezza: a quote medio-basse il Re.2001 poteva competere con gli Hurricane e tenere testa agli Spitfire Mk V, soprattutto in combattimento manovrato. Diversi resoconti britannici (incluso quello dell’asso George Beurling) ammisero che, nelle mani di un pilota esperto, il Reggiane era un avversario serio.
Fu usato come intercettore, scorta e cacciabombardiere. Partecipò a operazioni di scorta agli aerosiluranti e ad attacchi contro convogli. La robustezza della cellula gli permetteva di tornare alla base anche con danni non indifferenti. Tuttavia i problemi di produzione, la scarsità di motori Alfa Romeo (il Macchi C.202 aveva priorità) e le difficoltà di manutenzione limitarono pesantemente la disponibilità operativa.
Dopo l’8 settembre 1943 solo una trentina di esemplari risultavano ancora efficienti. Alcuni passarono all’Aeronautica Cobelligerante, uno o pochi alla Repubblica Sociale. La carriera operativa si chiuse sostanzialmente nel 1944.
Aneddoti e curiosità
- Il generale Francesco Pricolo, dopo aver visto il prototipo, avrebbe detto qualcosa del tipo: “Questo è il miglior aereo che abbia mai visto”. Affermazione generosa, ma indicativa dell’impressione positiva che fece all’inizio.
- La versione OR per portaerei fu sviluppata con una certa serietà (ganci, alleggerimenti, prove di appontaggio simulato), ma le portaerei italiane non entrarono mai in servizio. Risultato: una dozzina di aerei preparati per una nave che non ci fu.
- Il costo unitario era più alto di quello del Macchi C.202 (intorno alle 600.000 lire contro 520.000). In tempo di guerra e con materie prime scarse, questo non aiutava.
- I piloti che lo volarono spesso lo preferivano al C.202 per la maneggevolezza, anche se il Macchi era più veloce e meglio armato nelle versioni successive.
- Almeno un esemplare è in corso di restauro (MM.8071) e due relitti giacciono ancora in mare (Sardegna e Malta).
- Il nome “Falco II” non fu ufficiale in modo rigoroso; in seguito si usò anche “Ariete I” per distinguerlo dal successivo Re.2002.
Considerazioni finali
Il Reggiane Re.2001 rappresenta uno dei tanti “quasi” dell’aviazione italiana nella Seconda guerra mondiale. Aveva qualità di volo superiori alla media, una struttura robusta e un motore all’altezza dei tempi. In combattimento poteva dare del filo da torcere agli avversari angloamericani, specialmente se il pilota sapeva sfruttare la manovrabilità a quote non eccessive.
Eppure restò un aereo di nicchia. La produzione lenta, la concorrenza interna del Macchi C.202 per i motori, i costi elevati e l’evoluzione rapida della guerra aerea lo relegarono a un ruolo secondario. Quando finalmente fu disponibile in qualche numero, il fronte si era già spostato e la superiorità alleata in termini quantitativi e qualitativi era diventata schiacciante.
Se le Officine Reggiane fossero riuscite a produrne qualche centinaio in più nel 1941-42, e se l’industria italiana avesse risolto i problemi di forniture, il Re.2001 avrebbe potuto lasciare un segno più netto nelle battaglie del Mediterraneo. Così com’è, resta un caccia stimato da chi lo volò, rispettato da alcuni avversari e troppo raro per cambiare qualcosa di sostanziale.
Un aereo ben progettato, arrivato nel momento sbagliato e nelle quantità sbagliate. Classica storia italiana di quei anni: talento tecnico non supportato da una macchina industriale all’altezza.
FAQ – Reggiane Re.2001
1. Quando volò per la prima volta?
Luglio 1940.
2. Quanti esemplari furono costruiti?
Intorno ai 237-252, a seconda delle fonti.
3. Qual era il motore?
Alfa Romeo RA 1000 RC.41 “Monsone” (versione su licenza del Daimler-Benz DB 601) da 1.175 CV.
4. Dove fu impiegato principalmente?
Mediterraneo centrale e soprattutto nel cielo di Malta nel 1942.
5. Era superiore al Macchi C.202?
In maneggevolezza molti piloti lo preferivano; in velocità e armamento il C.202 aveva generalmente la meglio. Dipendeva dalle versioni e dalle condizioni di combattimento.
6. Esiste ancora qualche esemplare?
Almeno uno in restauro (MM.8071) e relitti noti in mare.
FONTI:
https://www.marina.difesa.it/noi-siamo-la-marina/pilastro-operativo/mezzi/mezzi-storici/Pagine/aviazione/re_2001.aspx
Pagina istituzionale con dati tecnici precisi e cenni storici sulla versione imbarcata e sul progetto generale.
https://www.militaryfactory.com/aircraft/detail.php?aircraft_id=938
Scheda tecnica e storica dettagliata, con produzione, varianti e impiego operativo.

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