Battaglia del Mar dei Coralli: la prima volta che le portaerei si massacrarono senza vedersi
Maggio 1942. Giapponesi e americani si cercano a vicenda in un mare pieno di nubi, affondano una portaerei a testa (più o meno) e scoprono che la guerra navale non sarebbe più stata la stessa.
Nel maggio 1942 la guerra del Pacifico aveva poco più di cinque mesi. I giapponesi avevano conquistato quasi tutto quello che volevano: Filippine, Malesia, Indie Olandesi, e ora puntavano a Port Moresby, sulla costa meridionale della Nuova Guinea. Controllare Port Moresby significava minacciare direttamente l’Australia e chiudere un’altra porta strategica. L’operazione si chiamava MO.
Gli americani, grazie alle intercettazioni radio (le stesse che poche settimane dopo avrebbero permesso Midway), capirono in tempo che qualcosa di grosso stava per muoversi nel Mar dei Coralli. L’ammiraglio Nimitz mandò quello che aveva: le portaerei Yorktown e Lexington, con scorta di incrociatori e cacciatorpediniere, sotto il comando del contrammiraglio Frank Jack Fletcher. Non era una flotta imponente. Era quello che restava dopo Pearl Harbor e i primi mesi di disastri.
I giapponesi schierarono le portaerei Shokaku e Zuikaku (le veterane di Pearl Harbor) più la piccola Shoho, insieme a una forza d’invasione e a vari gruppi di supporto. L’idea era semplice: coprire lo sbarco a Port Moresby e, se possibile, distruggere qualsiasi forza americana che si presentasse.
Quello che seguì fu la prima battaglia della storia combattuta interamente da aerei imbarcati. Le flotte di superficie non si videro mai. Si cercarono, si sbagliarono di mira, si colpirono e se ne andarono senza che un solo cannone navale sparasse contro un’altra nave.
4 maggio: Tulagi
Il 4 maggio gli aerei della Yorktown attaccarono le navi giapponesi impegnate a occupare Tulagi, nelle Salomone. Affondarono qualche trasporto e danneggiarono altre unità. Non fu un colpo decisivo, ma servì a far capire ai giapponesi che gli americani erano in zona. Fletcher poi si ritirò verso sud, aspettando sviluppi.
7 maggio: “Scratch one flattop!”
Il 7 maggio fu il giorno degli errori e di una vittoria americana netta. Entrambe le parti lanciarono ricognizioni e attacchi basandosi su avvistamenti sbagliati o incompleti. I giapponesi sprecarono un’intera ondata di aerei attaccando la petroliera Neosho e il cacciatorpediniere Sims, scambiandole per portaerei. La Neosho venne ridotta a un relitto galleggiante e il Sims affondò. Nel frattempo gli americani, grazie a un avvistamento più fortunato, trovarono la forza di copertura dell’invasione e soprattutto la piccola portaerei Shoho.
L’attacco alla Shoho fu uno dei meglio coordinati della guerra americana fino a quel momento. Bombardieri in picchiata e aerosiluranti della Lexington e della Yorktown la centrarono con una sequenza di bombe e siluri. In pochi minuti la Shoho era in fiamme e affondava. Il comandante di uno degli squadroni, il tenente comandante Robert Dixon, radiotrasmise la frase che sarebbe rimasta celebre: “Scratch one flattop! Signed Bob.”
Era la prima portaerei giapponese affondata nella guerra. A bordo della Lexington e della Yorktown l’umore salì alle stelle. I giapponesi, invece, avevano appena scoperto che le loro portaerei non erano intoccabili.
Quella notte i giapponesi tentarono un attacco notturno con aerei che non erano addestrati per quello. Finì in confusione e perdite inutili.
8 maggio: il giorno decisivo
All’alba dell’8 maggio le due forze di portaerei si trovarono a distanza di attacco. Entrambe lanciarono quasi contemporaneamente. Era la prima volta nella storia che due gruppi di portaerei si colpivano a vicenda in modo simmetrico.
Gli aerei americani trovarono la Shokaku e la Zuikaku. La Zuikaku si nascose nelle nubi e se la cavò. La Shokaku prese tre bombe (una delle quali sganciata dal tenente John Powers, che morì nell’attacco e ricevette la Medal of Honor postuma). La portaerei giapponese non affondò, ma fu messa fuori combattimento: il ponte di volo era distrutto e non poteva più operare aerei. Dovette ritirarsi verso il Giappone per riparazioni.
Nel frattempo gli aerei giapponesi arrivarono sulle portaerei americane. La Yorktown prese una bomba che causò danni seri ma gestibili. La Lexington ne prese di peggiori: siluri e bombe. All’inizio sembrò che i team di controllo danni potessero salvarla. Poi, mentre recuperava i propri aerei, un’esplosione interna di vapori di benzina squarciò la nave. Ne seguirono altre. Il capitano Frederick Sherman ordinò di abbandonare la nave. I superstiti vennero recuperati dai cacciatorpediniere. Alla sera la Lexington, ormai un rogo incontrollabile, venne affondata da siluri americani per non lasciarla al nemico.
La “Lady Lex” se ne andò così: prima grande portaerei americana persa in combattimento.
Il risultato
A livello tattico i giapponesi potevano vantarsi di aver affondato una portaerei pesante (Lexington) contro una leggera (Shoho) e di aver danneggiato la Yorktown. A livello strategico, però, l’operazione MO fallì. La forza d’invasione di Port Moresby venne richiamata. Era la prima volta dall’inizio della guerra che un’offensiva giapponese veniva fermata.
Inoltre Shokaku e Zuikaku, le due portaerei più moderne e addestrate, non poterono partecipare a Midway poche settimane dopo: una era danneggiata, l’altra aveva perso troppi aerei e piloti. Quella assenza si sarebbe rivelata decisiva.
Aneddoti e curiosità
- “Scratch one flattop!” restò una delle frasi radio più famose della guerra del Pacifico.
- La Lexington affondò non tanto per i danni diretti dei siluri e delle bombe, quanto per le esplosioni interne dei vapori di benzina. Un problema di progettazione e di gestione del carburante che gli americani impararono a correggere.
- I piloti di entrambe le parti combatterono in condizioni meteo pessime, con nubi basse e piogge squallide che nascondevano le navi e rendevano la ricognizione un incubo.
- La Neosho, scambiata per una portaerei, resisté giorni come relitto galleggiante prima di essere finalmente affondata.
- John Powers, nell’attacco alla Shokaku, scese così in basso per assicurarsi il centro che non ebbe più spazio per raddrizzare. Morì, ma la bomba fece il suo dovere.
- Fletcher venne criticato da alcuni per non aver inseguito i giapponesi dopo l’8 maggio. In realtà aveva una sola portaerei operativa e doveva proteggere ciò che restava.
- Fu la prima battaglia in cui le portaerei dimostrarono di poter decidere uno scontro navale senza che le navi di linea si scambiassero neppure un colpo di cannone.
Considerazioni finali
La Battaglia del Mar dei Coralli non fu una vittoria americana netta e scintillante. Fu un pareggio tattico con vantaggio strategico. Gli americani persero una portaerei preziosa e molti aerei. I giapponesi persero l’iniziativa su Port Moresby e, cosa ancora più grave, si presentarono a Midway senza due delle loro migliori portaerei.
Fu soprattutto una dimostrazione. Da quel momento in poi la guerra nel Pacifico sarebbe stata dominata dalle portaerei e dagli aerei imbarcati. Le navi da battaglia, che ancora molti ammiragli consideravano il cuore della flotta, passarono in secondo piano. Si combatteva oltre l’orizzonte, a colpi di ricognizioni sbagliate, nubi tempestive e piloti che dovevano trovare un ponte di volo lungo poche centinaia di metri in mezzo all’oceano.
Per i giapponesi fu il primo vero intoppo. Per gli americani fu la conferma che, con un po’ di fortuna, buone informazioni e piloti determinati, si poteva fermare l’avanzata che sembrava inarrestabile. Poche settimane dopo, a Midway, avrebbero trasformato quella lezione in una vittoria decisiva.
Il Mar dei Coralli non chiuse la guerra. Ne cambiò però le regole. E dimostrò che, a volte, due flotte possono distruggersi a vicenda senza nemmeno vedersi. Un’idea che, nel 1942, era ancora piuttosto nuova.
FAQ – Battaglia del Mar dei Coralli
1. Quando si svolse?
Tra il 4 e l’8 maggio 1942.
2. Perché è importante?
Fu la prima battaglia navale della storia combattuta esclusivamente da aerei imbarcati, senza che le navi di superficie si vedessero.
3. Quali portaerei furono affondate?
La giapponese Shoho e l’americana Lexington.
4. Chi vinse?
Tatticamente i giapponesi (affondarono una portaerei più grande). Strategicamente gli Alleati: l’invasione di Port Moresby fu fermata e Shokaku e Zuikaku non parteciparono a Midway.
5. Quale frase radio divenne famosa?
“Scratch one flattop! Signed Bob.” dopo l’affondamento della Shoho.
6. Quale fu la conseguenza più importante a lungo termine?
L’assenza di Shokaku e Zuikaku a Midway, che contribuì alla sconfitta giapponese di giugno 1942.
FONTI:
Resoconto ufficiale contemporaneo basato sui rapporti di azione e sui diari di guerra. Ancora oggi una delle basi documentarie fondamentali.
Studio dettagliatissimo e altamente rispettato sulle operazioni delle portaerei americane nei primi mesi di guerra, con ampio spazio alla battaglia del Mar dei Coralli e alle prospettive di entrambi gli schieramenti.
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