CANT Z.1007 Alcione: il trimotore di legno che bombardò Malta, la Grecia e un po’ di tutto il Mediterraneo
Nato dall’esperienza degli idrovolanti di Zappata, diventò uno dei bombardieri medi più usati dalla Regia Aeronautica. Elegante, tutto in legno e mai abbastanza numeroso.
Negli anni Trenta la Regia Aeronautica cercava un bombardiere medio moderno. Filippo Zappata, lo stesso ingegnere che aveva firmato il fortunato Z.506 Airone, propose un trimotore terrestre di costruzione interamente lignea. Il risultato fu il CANT Z.1007, battezzato “Alcione”.
Il prototipo volò nel marzo 1937 con tre motori in linea Isotta-Fraschini Asso. Le prestazioni non entusiasmarono. I motori erano capricciosi e la macchina risultava un po’ sottotonica. La Regia ordinò comunque i primi esemplari, ma quasi subito si capì che serviva qualcosa di meglio.
La svolta del “bis”
La versione che contò davvero fu la Z.1007bis. Arrivarono i radiali Piaggio P.XI RC.40 da 1.000 CV ciascuno, la fusoliera fu allungata, l’ala ingrandita e molte macchine adottarono la doppia deriva per migliorare la stabilità. Il carico bellico salì a circa 1.200 kg interni più eventuali bombe esterne o, in alcuni casi, siluri. L’armamento difensivo comprendeva mitragliatrici da 12,7 mm in torretta dorsale e posizione ventrale, più due da 7,7 mm laterali.
Di questa versione se ne costruirono la stragrande maggioranza dei circa 540 esemplari totali prodotti tra il 1938 e il 1943. Esisteva anche una Z.1007ter con motori più potenti Piaggio P.XIX, ma ne furono fatti pochi.
In guerra
Quando l’Italia entrò in guerra nel giugno 1940 gli Alcione erano ancora relativamente pochi e non tutti pienamente operativi. Il debutto serio arrivò con l’attacco alla Grecia nell’ottobre 1940 e con le missioni contro Malta. L’aereo fu usato come bombardiere diurno e notturno, ricognitore e, in misura minore, silurante.
Operò nel Mediterraneo, in Nord Africa, sui Balcani e anche sul fronte orientale in piccole quantità. Non era un aereo eccezionale in termini di velocità o protezione, ma aveva buone caratteristiche di volo, un’autonomia decente e, grazie alla struttura lignea, risultava relativamente leggero. Il legno, però, aveva i suoi lati negativi: era più vulnerabile al fuoco e alle intemperie rispetto alle strutture metalliche, e richiedeva manutenzione attenta.
Dopo l’8 settembre 1943 alcuni esemplari passarono all’Aeronautica Cobelligerante, altri finirono in mano tedesca o della RSI. Furono usati anche come trasporti veloci nelle fasi finali.
Aneddoti e curiosità
- La costruzione interamente in legno era una scelta tipica italiana dell’epoca (si pensi anche al SM.79). Vantaggio: leggerezza e disponibilità di materiali. Svantaggio: fragilità al fuoco e difficoltà di riparazione in condizioni di fronte.
- Zappata aveva progettato in parallelo anche un bimotore (Z.1011), ma si scelse il trimotore per avere più potenza e affidabilità con i motori allora disponibili.
- L’Alcione fu considerato da alcuni osservatori alleati uno dei migliori bombardieri medi italiani, soprattutto nella versione bis.
- Pochi esemplari parteciparono alle operazioni del Corpo Aereo Italiano in Belgio durante la Battaglia d’Inghilterra, usati soprattutto in ricognizione.
- Dopo l’armistizio alcuni Z.1007 furono impiegati per lanciare rifornimenti ai partigiani jugoslavi di Tito. In una missione del maggio 1944 diversi furono abbattuti dai caccia tedeschi.
- Il nome “Alcione” (uccello marino) richiamava la tradizione CANT legata agli ambienti acquatici, anche se questo era un aereo terrestre.
Considerazioni finali
Il CANT Z.1007 Alcione rappresenta bene i pregi e i limiti dell’industria aeronautica italiana della Seconda Guerra Mondiale. Era un progetto intelligente, aerodinamicamente curato e capace di svolgere decentemente il ruolo di bombardiere medio. La scelta del legno e dei radiali Piaggio lo rese disponibile in quantità utili, anche se mai sufficienti a costituire una forza davvero massiccia.
Non ebbe la fama dello SM.79 né la modernità di alcuni bombardieri alleati o tedeschi. Restò un lavoratore onesto del Mediterraneo: volò su Malta, sulla Grecia, sul deserto e sui Balcani, subì perdite e continuò a operare fino all’armistizio e oltre.
Come molti aerei italiani del periodo, soffrì della scarsità di numeri, della qualità variabile della manutenzione e della crescente superiorità aerea alleata. Ma tra i trimotori della Regia, l’Alcione fu probabilmente uno dei più equilibrati e duraturi.
Un uccello di legno che cercò di fare il mestiere del bombardiere in un cielo sempre più pericoloso.
Dimensioni di riferimento (Z.1007bis)
- Apertura alare: 24,80 m
- Lunghezza: 18,35-18,47 m
- Altezza: 5,22 m
- Peso a vuoto: ~9.400 kg
- Peso massimo al decollo: ~13.600 kg
- Equipaggio: 5
Note
- La Z.1007 originale con gli Asso fu usata soprattutto come addestratore perché i motori erano inaffidabili.
- La Z.1007bis (spesso con doppia deriva) fu di gran lunga la più numerosa e quella che combatté davvero.
- La Z.1007ter migliorava prestazioni e armamento, ma arrivò tardi e in pochi esemplari.
- Produzione totale stimata: intorno ai 540 esemplari.
I valori di velocità e autonomia variano a seconda del carico e delle fonti.
| Versione | Motori | Potenza (ciascuno) | Velocità max approx. | Autonomia approx. | Carico bellico | Armamento difensivo tipico | Note principali | Esemplari (circa) |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Z.1007 (Asso) | 3 × Isotta-Fraschini Asso XI | ~730-840 CV | ~430 km/h | ~2.000-2.800 km | 500-800 kg | 1×12,7 mm + 1×7,7 mm | Versione iniziale, motori in linea | ~30-35 |
| Z.1007bis | 3 × Piaggio P.XI RC.40 | 1.000 CV | 455-460 km/h | ~1.800-2.000 km | fino a 1.200 kg interni (+ esterni) | 2×12,7 mm + 2×7,7 mm | Versione principale e più prodotta | ~450 |
| Z.1007ter | 3 × Piaggio P.XIX | ~1.175 CV | ~490 km/h | migliorata | simile al bis | migliorato (più 12,7 mm) | Versione finale, pochi esemplari | ~35-50 |
FAQ – CANT Z.1007 Alcione
1. Quando volò per la prima volta?
Marzo 1937.
2. Quanti esemplari furono costruiti?
Circa 540 in totale (la maggioranza Z.1007bis).
3. Quali motori aveva la versione principale?
Tre Piaggio P.XI RC.40 da 1.000 CV ciascuno.
4. Qual era il carico bellico?
Fino a circa 1.200 kg interni, più eventuali carichi esterni o siluri.
5. Dove combatté principalmente?
Mediterraneo (Malta, Grecia, Nord Africa), Balcani e in misura minore fronte orientale.
6. Perché era tutto in legno?
Scelta tipica italiana dell’epoca per leggerezza e disponibilità di materiali, con i relativi vantaggi e svantaggi.
FONTI:
https://www.militaryfactory.com/aircraft/detail.php?aircraft_id=813
Scheda tecnica e storica completa, con produzione, varianti e impiego operativo.
(in particolare le monografie e schede tecniche basate su documentazione d’epoca e lavori di storici aeronautici italiani come quelli pubblicati su riviste specializzate e siti di riferimento del settore).



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