Divisione Corazzata “Ariete”: i carristi italiani che tennero testa ai Desert Rats fino a El Alamein

Nata nel 1939, mandata in Nordafrica con carri medi non esattamente all’avanguardia, e finita in un radiomessaggio di tre righe il 4 novembre 1942. Storia di ferro, polvere e un motto che non era solo propaganda.

Carri Ariete all'attacco


La 132ª Divisione Corazzata “Ariete” nacque il 1º febbraio 1939 dalla trasformazione di una brigata corazzata. Il nome veniva dal segno zodiacale, il motto era “Ferrea mole, ferreo cuore”. Suonava bene. Nella realtà operativa del deserto nordafricano suonava soprattutto ironico, perché la “mole” era fatta di carri M13/40 e M14/41 che, rispetto ai matildas e poi agli grant e sherman alleati, pesavano poco, corazzavano poco e spesso si guastavano al momento meno opportuno.

Eppure l’Ariete fu, per quasi due anni, la punta di diamante delle forze corazzate italiane in Africa Settentrionale e una delle poche unità italiane che i tedeschi dell’Afrika Korps trattarono con un certo rispetto. Non sempre, e non senza critiche, ma con più considerazione di quanta ne riservassero ad altre formazioni.

La genesi e l’arrivo in Africa

Costituita in Italia settentrionale, l’Ariete incorporava il 32º Reggimento carristi (poi affiancato e in parte sostituito dal 132º), l’8º Reggimento bersaglieri e il 132º Reggimento artiglieria. Era una divisione corazzata “all’italiana”: meno mezzi di una Panzerdivision tedesca, più fanteria motorizzata di quanto si immagini, e un’artiglieria che spesso doveva fare il lavoro che i carri non riuscivano a fare da soli.

Nel gennaio-febbraio 1941 cominciò a sbarcare a Tripoli. Arrivava in un momento delicato: gli inglesi avevano appena spazzato via la Decima Armata italiana e Rommel stava preparando la controffensiva. L’Ariete venne tenuta un po’ in riserva all’inizio, poi entrò in linea. I primi mesi furono di ambientamento, perdite per guasti meccanici e qualche scontro. I carristi scoprirono presto che il deserto non perdonava né i mezzi mediocri né l’organizzazione logistica precaria.

Il maggiore Alessandro Menchiori chiede notizie ad un carrista dell Ariete nell utunno inverno 1941


Bir el Gobi e il rispetto conquistato

Il vero battesimo del fuoco “di reputazione” arrivò nel novembre 1941, durante l’operazione Crusader britannica. A Bir el Gobi l’Ariete si trovò a fronteggiare la 22ª Brigata Corazzata inglese, equipaggiata con i nuovi Crusader. In due giorni di combattimenti i carristi e i bersaglieri italiani respinsero l’attacco. Le perdite furono pesanti da entrambe le parti, ma il risultato fu chiaro: un’unità corazzata italiana aveva fermato e respinto una brigata corazzata britannica in campo aperto. Non era cosa da poco, e i bollettini tedeschi lo notarono.

Fu uno di quei rari momenti in cui la propaganda italiana poteva dire qualcosa di vero senza esagerare troppo. I Desert Rats avevano trovato qualcuno che non si limitava a ritirarsi o a farsi accerchiare.

Gazala, Tobruk e l’avanzata in Egitto

Nel maggio-giugno 1942, durante la battaglia di Gazala, l’Ariete operò a fianco delle Panzerdivision. Il 27 maggio sfondò le posizioni della 3ª Brigata Motorizzata indiana a Rugbet el Atasc, catturando un migliaio di prigionieri e del materiale. Partecipò poi all’investimento e alla conquista di Tobruk (21 giugno). Anche qui le perdite in carri furono serie, ma la divisione restò in linea e proseguì l’inseguimento verso l’Egitto.

Arrivò alle porte di El Alamein con i ranghi già assottigliati. I carri medi italiani, pensati per un teatro europeo, soffrivano terribilmente nel deserto: motori che si surriscaldavano, cingoli che si rompevano, corazze che i pezzi da 2 libbre e poi da 6 libbre britannici bucavano con troppa facilità. L’equipaggio italiano combatteva spesso in condizioni di inferiorità tecnica evidente. Eppure, in più di un’occasione, i rapporti tedeschi parlarono di “coraggio esemplare”.

Emblema della 132a divisione corazzata Ariete


El Alamein: la fine

Nella Prima battaglia di El Alamein (luglio 1942) l’Ariete arrivò a pezzi e venne impegnata in azioni di contenimento. Ad Alam el Halfa (fine agosto-inizio settembre) partecipò al tentativo di aggiramento che fallì per scarsità di carburante, superiorità aerea alleata e resistenza britannica.

Poi venne la Seconda battaglia di El Alamein. All’inizio di novembre 1942 la divisione aveva ancora circa un centinaio di carri (soprattutto M14/41) e alcuni semoventi 75/18. Era schierata a sud, nel settore del XX Corpo d’Armata. Quando gli inglesi sfondarono e cominciarono a manovrare alle spalle dello schieramento italo-tedesco, l’Ariete cercò di chiudere i varchi.

Il 4 novembre, intorno alle 15:30, il generale Francesco Arena inviò l’ultimo radiomessaggio:

«Carri nemici fatta irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata. Trovasi circa 5 chilometri nordovest Bir el Abd. Carri Ariete combattono!»

Poche ore dopo la divisione era praticamente distrutta. I battaglioni carri vennero annientati uno dopo l’altro. I superstiti, insieme a resti di altre unità, formarono un gruppo tattico “Ariete” che continuò a combattere durante la ritirata, ma la 132ª Divisione Corazzata come tale aveva cessato di esistere. Venne dichiarata perduta per eventi bellici l’8 dicembre 1942.

Aneddoti e curiosità

  • Il motto “Ferrea mole, ferreo cuore” venne preso sul serio da molti carristi. I rapporti britannici e tedeschi, in più di un’occasione, notarono che equipaggi italiani continuavano a sparare da carri già immobilizzati o in fiamme.
  • A Bir el Gobi i carristi italiani si trovarono a combattere contro i Crusader britannici in condizioni di inferiorità numerica e tecnica. Il fatto che li respingessero restò uno dei pochi episodi di cui la propaganda italiana poté parlare senza troppi imbarazzi.
  • Rommel, nel suo diario, scrisse parole di riconoscimento per il comportamento dell’Ariete durante le fasi finali di El Alamein, definendo i carri italiani “piccoli e inefficaci” ma i loro equipaggi coraggiosi.
  • L’8º Reggimento bersaglieri dell’Ariete fu spesso il vero collante della divisione: più mobile dei carri e capace di tenere il terreno quando i mezzi corazzati venivano distrutti.
  • Molti carristi dell’Ariete arrivarono in Africa con scarsissima esperienza di combattimento reale. Impararono sul campo, a caro prezzo.
  • Dopo la distruzione della divisione, i pochi superstiti e i resti di altre unità (Littorio e Trieste) formarono gruppi tattici che continuarono a combattere fino in Tunisia.
  • Il nome “Ariete” venne riutilizzato nel dopoguerra per una brigata corazzata dell’Esercito italiano, che esiste ancora oggi.

Considerazioni finali

L’Ariete non vinse la guerra in Nordafrica. Non poteva vincerla. Aveva carri inferiori, una logistica precaria, una copertura aerea insufficiente e un alleato tedesco che, quando le cose andavano male, tendeva a scaricare le colpe sugli italiani. Eppure, all’interno di quei limiti, la divisione combatté meglio di quanto la storiografia popolare anglo-americana abbia a lungo riconosciuto.

Bir el Gobi dimostrò che i carristi italiani non erano solo carne da cannone. Gazala e Tobruk li videro operare a fianco delle Panzerdivision senza sfigurare. El Alamein li vide combattere fino all’annientamento, con un ultimo messaggio radio che resta una delle pagine più sobrie e drammatiche della campagna.

Il problema dell’Ariete non fu la mancanza di coraggio. Fu la mancanza di mezzi adeguati, di numeri sufficienti e di una strategia complessiva che non dipendesse da un teatro secondario gestito con risorse insufficienti. I carristi salirono su quei M13 e M14 sapendo che, a parità di condizioni, erano svantaggiati. Molti lo fecero lo stesso.

Alla fine restano il motto, il radiomessaggio del 4 novembre e una reputazione conquistata a caro prezzo tra la polvere del deserto. “Ferrea mole, ferreo cuore” suona ancora un po’ retorico. Ma, a guardare come andarono le cose a Bir el Gobi e negli ultimi giorni di El Alamein, almeno la seconda parte del motto non era del tutto infondata.

La 132ª Divisione Corazzata “Ariete” non cambiò le sorti della guerra. Lasciò però una traccia chiara: anche con mezzi mediocri e in un teatro impossibile, un’unità italiana poteva combattere con determinazione fino alla distruzione. Non è una consolazione. È, semplicemente, quello che accadde.


FAQ – Divisione Corazzata “Ariete”

1. Quando venne costituita?
1º febbraio 1939.

2. Qual era il suo motto?
“Ferrea mole, ferreo cuore”.

3. Quali furono i suoi carri principali?
M13/40 e M14/41.

4. Dove combatté principalmente?
Nordafrica, dal 1941 al novembre 1942.

5. Quale fu la sua azione più nota prima di El Alamein?
La difesa di Bir el Gobi nel novembre 1941, dove respinse la 22ª Brigata Corazzata britannica.

6. Come finì?
Distrutta il 4 novembre 1942 durante la Seconda battaglia di El Alamein, dopo l’ultimo radiomessaggio del generale Arena.

FONTI:

  • Ian W. Walker – Iron Hulls, Iron Hearts: Mussolini’s Elite Armoured Divisions in North Africa
    La monografia di riferimento in inglese sulle divisioni corazzate italiane (Ariete, Littorio e Centauro) nel teatro nordafricano. Analizza organizzazione, mezzi, combattimenti e reputazione con un approccio equilibrato.
  • Historia Scripta – “Ariete” Division’s North African Campaign
    Sintesi operativa dettagliata basata su fonti italiane, tedesche e britanniche, con particolare attenzione a Bir el Gobi, Gazala e El Alamein.
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