La fine della Bismarck: quando il orgoglio della Kriegsmarine finì a pezzi nell’Atlantico

Dal colpo di fortuna che affondò la Hood alla caccia più famosa della Seconda Guerra Mondiale. Swordfish, cannonate a distanza ridicola e un’autoaffondamento che ancora fa discutere.

KMS Bismarck firing the last salvo of the day at HMS Prince of Wales


La Bismarck era il pezzo forte della Kriegsmarine. Varata nel 1939, entrata in servizio nel 1940, pesava oltre 50.000 tonnellate a pieno carico, montava otto cannoni da 380 mm e doveva essere l’incubo dei convogli atlantici. Hitler la considerava quasi intoccabile. Poi, in nove giorni di maggio 1941, tutto andò a rotoli in modo piuttosto spettacolare.

L’inizio: Rheinübung e la Hood

hms hood


Il 18 maggio 1941 la Bismarck lasciò Gotenhafen insieme all’incrociatore pesante Prinz Eugen per l’operazione Rheinübung: uscire nell’Atlantico e attaccare i convogli. Il piano era semplice sulla carta e complicato nella realtà. La Royal Navy, informata dai ricognitori e dai servizi segreti, si mise in moto.

Il 24 maggio, nello Stretto di Danimarca, la Bismarck e la Prinz Eugen si scontrarono con la Hood e la Prince of Wales. La Hood, orgoglio della flotta britannica, aprì il fuoco. Pochi minuti dopo un colpo della Bismarck centrò i magazzini di munizioni. La Hood esplose e affondò in tre minuti. Su 1.418 uomini a bordo ne sopravvissero tre. Fu uno shock enorme per gli inglesi e un momento di euforia per i tedeschi. La Bismarck aveva appena dimostrato di essere davvero pericolosa.

hms prince of wales


Però non era uscita indenne. Aveva preso alcuni colpi dalla Prince of Wales e perdeva carburante. L’ammiraglio Lütjens decise di staccarsi dalla Prinz Eugen e di dirigersi verso la Francia, a Brest, per riparazioni. Da quel momento cominciò la caccia.

La fuga e i Swordfish

La Royal Navy mobilitò quasi tutto ciò che aveva nell’Atlantico. Incrociatori, cacciatorpediniere, navi da battaglia e portaerei. La Bismarck riuscì a staccarsi dai suoi inseguitori per qualche ora grazie a una manovra astuta, ma il 26 maggio gli Swordfish dell’Ark Royal la ritrovarono.

Quegli aerei erano biplani lenti, vecchi di concetto, con torpedini che a volte non funzionavano come dovevano. Eppure, in una giornata di mare mosso e cattivo tempo, riuscirono a colpire. Un siluro centrò il timone. La Bismarck restò bloccata con il timone bloccato a sinistra e poté solo girare in circolo o procedere a zig-zag lenti. Era condannata. I tedeschi tentarono di riparare, ma il danno era troppo grave. Lütjens inviò messaggi a terra: la nave era immobilizzata e chiedeva aiuto. L’aiuto non arrivò in tempo.

Quella notte i cacciatorpediniere britannici e polacchi la tormentarono con attacchi siluranti, più per tenerla sotto pressione che per affondarla. A bordo della Bismarck il morale crollò. Molti marinai capirono che la fine era vicina.

prinz eugen


La mattina del 27 maggio

All’alba del 27 maggio arrivarono le navi da battaglia King George V e Rodney, supportate dagli incrociatori Norfolk e Dorsetshire. La distanza iniziale era di circa 20-25.000 metri. La Rodney aprì il fuoco alle 8:47, seguita quasi subito dalla King George V. La Bismarck rispose, ma i suoi sistemi di puntamento erano già danneggiati e la precisione calò rapidamente.

Quello che seguì fu meno una battaglia e più una esecuzione prolungata. Le navi britanniche si avvicinarono fino a distanze ridicole per navi da battaglia, sotto i 10.000 metri e anche meno. I colpi da 406 mm della Rodney e da 356 mm della King George V martellarono la sovrastruttura tedesca. Le torri principali della Bismarck furono messe fuori combattimento una dopo l’altra. Incendi scoppiarono ovunque. La nave diventò un relitto galleggiante che bruciava e sbandava.

I superstiti raccontarono scene caotiche: ufficiali che sparavano ai marinai che non obbedivano più, uomini che si gettavano in mare prima ancora che l’ordine di abbandonare la nave fosse dato, sale macchine allagate, comunicazioni interrotte. Il comandante Ernst Lindemann e l’ammiraglio Lütjens morirono a bordo. Lindemann, secondo alcune testimonianze, restò in plancia fino alla fine.

Intorno alle 10:15-10:20 la Bismarck era ridotta a un guscio. A quel punto i tedeschi aprirono le valvole di autoaffondamento e fecero detonare le cariche di scuttling nei locali macchine. Poco dopo la Dorsetshire lanciò i siluri di grazia. Alle 10:40 circa la Bismarck si capovolse e affondò di poppa. Su oltre 2.200 uomini a bordo ne sopravvissero circa 115. I britannici ne raccolsero alcuni, poi interruppero le operazioni di salvataggio per il timore di U-Boot nelle vicinanze.

Aneddoti e curiosità

  • Gli Swordfish che colpirono il timone erano considerati quasi obsoleti. La loro vittoria contro la nave più moderna della Kriegsmarine resta una delle ironie più belle della guerra navale.
  • A bordo della Bismarck qualcuno sparò ai propri uomini durante gli ultimi minuti. Il panico e la disciplina si mescolarono in modo brutto.
  • Il dibattito “chi l’ha affondata davvero?” continua ancora oggi. I britannici la ridussero a un relitto; i tedeschi la mandarono a fondo con le cariche di autoaffondamento. Le indagini sul relitto (Ballard nel 1989 e spedizioni successive) mostrano che lo scafo è relativamente integro sul fondo, coerente con un autoaffondamento su una nave già fatalmente danneggiata.
  • Solo 115 superstiti su più di 2.200. Uno dei tassi di sopravvivenza più bassi tra le grandi navi da battaglia affondate in battaglia.
  • La Hood era affondata tre giorni prima. La Royal Navy voleva vendetta e l’ottenne in modo metodico.
  • Lütjens aveva inviato messaggi piuttosto fatalisti negli ultimi giorni. Sapeva che le probabilità di salvarsi erano minime.
  • Alcuni superstiti furono tratti in salvo dalla Dorsetshire e da cacciatorpediniere, ma l’operazione fu interrotta. Molti uomini restarono in acqua.

Considerazioni finali

La fine della Bismarck è una di quelle storie che sembrano scritte per dimostrare quanto siano fragili anche i simboli più imponenti. Una nave progettata per dominare l’Atlantico, protetta da corazze spesse e armata in modo formidabile, fu ridotta a un bersaglio immobile da un siluro lanciato da un biplano lento e poi finita a cannonate da distanza ravvicinata.

Non fu solo una sconfitta tecnica. Fu anche una sconfitta di sistema: la Kriegsmarine non aveva la copertura aerea adeguata, non aveva basi sufficienti nell’Atlantico e non poteva permettersi di perdere una nave di quel valore. La Bismarck uscì, colpì un colpo spettacolare (la Hood) e poi venne sistematicamente cacciata e distrutta.

Il dibattito sull’autoaffondamento è interessante ma, in fondo, secondario. La nave era già morta quando le cariche esplosero. I britannici l’avevano resa incapace di combattere e di navigare. I tedeschi accelerarono solo l’inevitabile.

Oggi il relitto giace a oltre 4.700 metri di profondità. Le immagini delle spedizioni mostrano una nave ancora riconoscibile, con le torri staccate e lo scafo segnato ma non completamente distrutto. Un monumento silenzioso a nove giorni di maggio 1941 in cui l’orgoglio navale tedesco incontrò la realtà della superiorità numerica, della determinazione e di qualche biplano fuori moda.

La Bismarck doveva essere il terrore dei mari. Finì come un esempio di quanto velocemente anche i giganti possano essere ridotti a rottami.

NaveTipoDislocamento (pieno carico)LunghezzaLarghezzaPescaggioVelocità maxArmamento principaleCorazza cinturaEquipaggio approx.
BismarckNave da battaglia~50.300 t251 m36 m~9,9 m30 nodi8 × 380 mm (4 torri binate)320 mm~2.200
Prinz EugenIncrociatore pesante~19.000 t212 m21,7 m~7,2 m32 nodi8 × 203 mm (4 torri binate)80 mm~1.600
HMS HoodIncrociatore da battaglia~48.360 t262 m31,7 m~9,7 m31 nodi8 × 381 mm (4 torri binate)305 mm (max)~1.418
HMS Prince of WalesNave da battaglia~43.800 t227 m31,5 m~8,8 m28 nodi10 × 356 mm (2×4 + 1×2)356 mm~1.500

Note rapide

  • Bismarck: la più moderna e meglio protetta del gruppo, con ottima velocità e potenza di fuoco.
  • Prinz Eugen: più leggera e veloce, pensata per azioni di crociera e supporto.
  • Hood: imponente e veloce, ma con protezione orizzontale insufficiente per il 1941 (il suo punto debole fatale).
  • Prince of Wales: nuova di zecca (ancora in fase di messa a punto), con problemi alle torri durante lo scontro dello Stretto di Danimarca.

I valori sono arrotondati e riferiti alla configurazione del maggio 1941.


FAQ – Fine della Bismarck

1. Quando affondò?
27 maggio 1941, intorno alle 10:40.

2. Chi la colpì per primo in modo decisivo?
Gli Swordfish dell’Ark Royal che danneggiarono irreparabilmente il timone il 26 maggio.

3. Quanti superstiti ci furono?
Circa 115 su più di 2.200 uomini.

4. Si autoaffondò o fu affondata dai britannici?
Entrambe le cose. Era già un relitto quando l’equipaggio aprì le valvole e fece detonare le cariche; i siluri della Dorsetshire accelerarono la fine.

5. Dove si trova il relitto?
Nell’Atlantico, a ovest della Francia, a circa 4.700 metri di profondità.

6. Perché è rimasta così famosa?
Perché unì un inizio spettacolare (l’affondamento della Hood) a una fine drammatica e molto documentata, diventando uno dei simboli della guerra navale della Seconda Guerra Mondiale.

FONTI:

  • Ludovic Kennedy – Pursuit: The Chase and Sinking of the Bismarck
    Resoconto classico e molto leggibile, scritto da chi partecipò alla caccia a bordo di un cacciatorpediniere britannico. Ancora uno dei migliori racconti complessivi dell’intera operazione.
  • Burkard Freiherr von Müllenheim-Rechberg – Battleship Bismarck: A Survivor’s Story
    Testimonianza diretta del quarto ufficiale di artiglieria della Bismarck, uno dei pochi superstiti di rango. Essenziale per il punto di vista tedesco degli ultimi giorni e delle ultime ore.
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