Saladino

Saladino: il curdo che unì il Medio Oriente e fece sudare i crociati

Da giovane studioso un po’ riluttante alle armi a fondatore di un impero. Hattin, Gerusalemme e quel rispetto reciproco con Riccardo Cuor di Leone.

File:Statue of Saladin Damascus.jpg - Wikimedia Commons

Ṣalāḥ ad-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb, meglio noto in Occidente come Saladino, nacque intorno al 1137-1138 a Tikrit, nell’attuale Iraq, in una famiglia curda. Il padre Najm ad-Dīn Ayyūb era un ufficiale al servizio dei Selgiuchidi. La famiglia si spostò presto a Baalbek e poi a Damasco, dove il giovane Yusuf crebbe tra corti, studi religiosi e un certo disinteresse iniziale per la vita militare. Le fonti lo descrivono più portato al Corano, alla teologia e alle scienze che alle spade. Poi la storia decise altrimenti.

L’ascesa: dallo zio Shirkuh all’Egitto

Negli anni Sessanta del XII secolo entrò al seguito dello zio Shirkuh, generale di Nūr ad-Dīn, il signore zengide di Siria. Insieme parteciparono alle campagne in Egitto contro i Fatimidi sciiti e i crociati. Saladino si fece notare già a Babayn. Nel 1169, alla morte di Shirkuh, si ritrovò visir d’Egitto a soli 31 anni. Non era il candidato più ovvio, ma si dimostrò abile: consolidò il potere sunnita, spense le resistenze fatimidi e nel 1171 proclamò l’obbedienza al califfato abbaside di Baghdad, chiudendo ufficialmente la dinastia sciita. Riformò l’esercito, introdusse truppe curde e turche fedeli e cominciò a fortificare Il Cairo (la Cittadella è ancora lì a ricordarlo).

Alla morte di Nūr ad-Dīn nel 1174, Saladino non perse tempo. Prese Damasco quasi senza combattere e si proclamò tutore dell’erede bambino. Negli anni successivi unificò buona parte della Siria e della Mesopotamia superiore con un mix di diplomazia, assedi e battaglie. Non sempre andò tutto liscio: a Montgisard nel 1177 prese una sonora lezione da Baldovino IV, il re lebbroso di Gerusalemme. Si riprese in fretta, firmò tregue e tornò a rafforzarsi.

Hattin e Gerusalemme: il culmine

Il momento decisivo arrivò nel 1187. Dopo le provocazioni di Rinaldo di Châtillon (che aveva attaccato una carovana musulmana, tra le altre gentilezze), Saladino radunò un grande esercito e attirò i crociati in trappola ai Corni di Hattin, vicino al lago di Tiberiade. Bloccò le fonti d’acqua, li fece marciare sotto il sole di luglio e poi li massacrò. Rinaldo fu giustiziato di persona; il re Guido di Lusignano fu risparmiato. Pochi mesi dopo Gerusalemme si arrese. Saladino evitò il massacro che i crociati avevano compiuto nel 1099: permise ai difensori di riscattarsi e pagò di tasca propria per alcuni poveri. Un gesto che gli valse una reputazione di cavalleria anche in Occidente.

La Terza Crociata e il rapporto con Riccardo

La reazione europea non si fece attendere. Arrivarono Filippo Augusto e soprattutto Riccardo Cuor di Leone. Acri cadde dopo un assedio lunghissimo e crudele. A Arsuf Saladino subì una sconfitta tattica, ma non si sfaldò. Preferì logorare i crociati con incursioni e problemi di rifornimento. Tra i due comandanti nacque un rispetto reciproco quasi letterario: non si incontrarono mai di persona, ma quando Riccardo si ammalò Saladino gli mandò frutta fresca e ghiaccio. Alla fine, nel 1192, il Trattato di Jaffa chiuse la fase più intensa: Gerusalemme restava musulmana, ma i pellegrini cristiani potevano visitarla.

Aneddoti e curiosità

  • Da bambino la famiglia fu cacciata da Tikrit dopo un incidente diplomatico del padre. Un inizio non proprio trionfale.
  • Era generoso fino all’esagerazione. Alla sua morte il tesoro personale era così scarso che a malapena bastò per il funerale.
  • Aveva al suo servizio il filosofo e medico ebreo Maimonide. Tolleranza pratica, non solo di facciata.
  • Amava il polo e la poesia. In mezzo alle campagne trovava ancora tempo per comporre versi.
  • A Gerusalemme pagò di tasca propria i riscatti di chi non poteva permetterseli. Un dettaglio che i cronisti cristiani non dimenticarono.
  • Nonostante la fama di guerriero implacabile, soffriva spesso di febbri e salute cagionevole negli ultimi anni.

Considerazioni finali

Saladino non fu un santo e non fu nemmeno il cavaliere perfetto dipinto dai romanzi ottocenteschi. Fu un politico e un militare di grande abilità, capace di unire territori divisi, di sfruttare le divisioni dei nemici e di mantenere un’immagine di giustizia e pietà che gli servì sia con i sudditi sia con gli avversari. La vittoria di Hattin e la riconquista di Gerusalemme cambiarono gli equilibri delle Crociate. La Terza Crociata dimostrò che sapeva anche resistere e negoziare.

Lasciò una dinastia (gli Ayyubidi), un ricordo potente nel mondo islamico e una leggenda in quello cristiano. Pochi leader medievali riuscirono a essere temuti e rispettati da entrambe le parti in modo così duraturo. E tutto partendo da un giovane che, a sentire le fonti, avrebbe preferito i libri alle battaglie.


FAQ – Saladino

1. Quando visse?
Circa 1137/1138 – 4 marzo 1193.

2. Di che origine era?
Curda. Nato a Tikrit.

3. Qual è la sua vittoria più famosa?
La battaglia dei Corni di Hattin (4 luglio 1187), seguita dalla riconquista di Gerusalemme.

4. Combatté contro Riccardo Cuor di Leone?
Sì, durante la Terza Crociata. Si rispettarono a vicenda senza mai incontrarsi di persona.

5. Come trattò i cristiani a Gerusalemme?
Con relativa clemenza: permise la resa con riscatto e aiutò chi non poteva pagare.

6. Perché è ancora così famoso?
Perché unì gran parte del Vicino Oriente musulmano, sconfisse i crociati nei momenti decisivi e lasciò un’immagine di leader giusto e cavalleresco che ha attraversato i secoli.


Fonti: britannica.com-worldhistory.org-jstore.org

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